il Comitato Ariacheta aderisce alla RETE della RESISTENZA sui CRINALI

martedì 5 luglio 2011

Un appello del WWF per salvare i crinali del Casentino e del Fumaiolo da tre megaimpianti, per un totale di 36 torri da 180 metri!


Gli impianti verrebbero localizzati lungo il crinale che va dal Poggio Tre Vescovi a Mte Loggio a cavallo fra le valli del Senatello, del Marecchia e del Tevere a quote comprese fra i mt 1000 e 1100 di alt. Gli aerogeneratori saranno ben 36 (3 Verghereto, 11 Casteldelci, 22 Badia Tedalda) con altezza pari mt 128 e raggio del rotore di mt 52, (ossia con diametro massimo dello stesso di mt 104) . L’altezza di ciascuna torre eolica sarà pari a 180 metri!
Per ciascun aerogeneratore si prevede una potenza di 3,4 MW, per una potenza complessiva di circa 122.40 MW. Vi renderete conto quindi da questi dati che questo sarà uno dei progetti di eolico più devastanti dell'intero Appennino, che qui si aggiungerà peraltro al progetto già autorizzato sulla vicinissima Biancarda (13 torri poste a poco più di 2 chilometri in linea d'aria) e per il quale abbiamo già presentato ricorso. Si tratta di progetti localizzati nei limitati spazi aperti delle aree forestali di nostri crinali appenninici più ameni ed incontaminati e importanti corridoi di collegamento delle reti ecologiche che uniscono le aree protette dell'Appennino Settentrionale con quello Centrale.
Come già avvenuto per la Biancarda anche in questo caso sono convinto che il criterio della scelta dei luoghi sia dipeso unicamente dalla scarsa sensibilità e conflittualità (che scaturisce solo quando si vuole proteggere qualche area) delle popolazioni locali (costituite da un elevata percentuale di anziani) in gran parte del tutto disinteressate alle problematiche ambientali-conservazionistiche).
Gli aspetti ambientali di maggior pregio di questa zona sono offerti principalmente dalla varietà di habitat che vi sono rappresentati. In prevalenza si alternano fitti boschi di Cerro e di Faggio a spazi aperti governati a pascolo e foraggio. In questo contesto vi sono localizzate inoltre associazioni forestali di grande interesse vegetazionale per la presenza frequente dell'Agrifoglio in alcuni punti particolarmente ricca, isolati esemplari secolari di Faggio, inaspettati boschetti di Acero campestre con esemplari piuttosto vecchi, diverse specie di flora rara o protetta, oltre a sorgenti e acquitrini che ospitano popolazioni di anfibi e vegetazione idrofita di particolare interesse e valore biologico. Infine le praterie semi-naturali riscontrabili in particolare sul Poggio Tre Vescovi, La Montagna e Mte Loggio costituiscono un sito di particolare attrazione per le esigenze alimentari di varie comunità ornitiche, confermo infatti in base a dirette osservazioni una buona presenza di specie di rapaci diurni, fra i quali Gheppio, Lodolaio, Poiana, Sparviere, Falco Pecchiaiolo, Aquila reale (nidificante a pochi chilometri di distanza) e occasionalmente il Biancone, oltre a varie specie di passeriformi in preoccupante declino proprio perché legati a questo tipo di habitat, es. Tottavilla, Averla piccola, Ortolano, zigoli, Culbianco, Succiacapre ecc.
Pare che i termini per le osservazioni siano ormai estremamente ridotti (11 LUGLIO) quindi bisogna agire con tempestività presentandole alle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna (o alle province interessate).
Come WWF contiamo di elaborare un documento unico possibilmente in collaborazione con le 2 sedi regionali. Chiedo tuttavia alla Rete dei Comitati che si battono contro l'eolico industriale di divulgare l'appello a tutti quei soggetti interessati a contrastare questo tipo di progetto invitandoli a presentare anche loro qualche osservazione.
Vi ringrazio per la collaborazione.

Ivano Togni
Presidente WWF Cesena

Presso questo link della Regione Toscana é scaricabile la documentazione del mega-progetto di GEO Italia (società controllata dal gruppo tedesco GEO) del Parco Eolico "Tre Vescovi-Fresciano", che riguarda i comuni di Casteldelci (RM), Badia Tedalda (AR) e Verghereto (FC):
http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/ambiente_territorio/sviluppo_sostenibile/rubriche/visualizza_asset.html_387512114.html

giovedì 30 giugno 2011

Ariacheta news: giugno 2011

Per quanto riguarda l'impianto proposto a San Godenzo non siamo al corrente di alcuna novità.
Ma alcune news dal fronte eolico - ambientale, del mese di giugno ci paiono di particolare interesse. I commenti ciascuno se li faccia da sè.



Green Report, 8 giugno 2011:

Mugello, danni ambientali causati dalle grandi opere: questa volta a rischio è l'invaso di Bilancino

Il Mugello non ha pace. Dopo i lavori dell'Alta velocità ferroviaria che hanno causato molti danni al territorio, prosciugato le falde, inquinato fiumi e torrenti (è stato celebrato anche un lungo processo durato 4 anni finito con le condanna del Consorzio che operò in quel contesto), ora pare che la storia si ripeta.
In questo caso a finire sotto accusa sono i lavori alla terza corsia Bologna-Firenze e della Variante di valico. Si passa quindi dalla ferrovia alla strada ma la sostanza è la stessa: non si riescono a realizzare in modo compatibile con l'ambiente le grandi opere infrastrutturali viarie di cui il Paese ha bisogno. Nel mirino della Procura di Firenze alcuni dirigenti della Società Autostrade e delle imprese di costruzioni, ma i capi di imputazioni sono quelli già formulati in passato, sembra di ascoltare un disco rotto: gestione pessima dei rifiuti speciali (anche pericolosi) contenenti oli usati durante gli scavi (i cosiddetti oli disarmanti), discariche abusive, smarino abbandonato, torrenti inquinati da fanghi industriali con alta concentrazione di idrocarburi, acque di dilavamento dei cantieri non trattate, impianti di depurazione non efficienti e/o non dimensionati adeguatamente.
La magistratura farà il suo corso e vedremo se le accuse per i reati ambientali che hanno conseguenze penali saranno confermate. Comunque qualcosa è successo e quanto emerso al termine di un'inchiesta "silente" portata avanti dalla Procura con l'ausilio di Arpat non è roba di poco conto. Anzi se come è stato annunciato ad essere interessato dall'inquinamento è anche il lago di Bilancino, si profila un vero e proprio disastro ambientale. Pare infatti che attraverso torrenti immissari del lago, i fanghi contaminati siano arrivati all'invaso e depositati sul fondo. Oltre all'impatto su flora e fauna ci potrebbero essere quindi conseguenze anche per gli utilizzi antropici.
Ricordiamo che le acque dell'invaso sono balneabili e oltre a rifornire il Mugello, attraverso la Sieve, arrivano all'Arno e a Firenze dove sono utilizzate dal grande acquedotto dell'Anconella. Parte del sistema idrico della Toscana Centrale potrebbe essere messo a rischio per incapacità, disattenzione oppure come più probabile, per risparmiare sulle opere di mitigazione ed aumentare i ricavi, a spese del territorio e delle comunità antropiche ed animali che lo popolano. Federico Gasperini


Green Report, 16 giugno 2011:

Campiglia premiata per il mini eolico

Arrivando a Campiglia si vede che sopra il paese gira una pala eolica. E' un paese che assomiglia ad Archimede Pitagorico, con l'elica sopra il cappellino. Quella piccola pala eolica è una Libellula 55 prodotta a Prato da Aria srl e fatta installare da un privato che da molti anni abita a Campiglia.
La fase autorizzativa è stata celere perché il Comune ha rispettato pienamente le norme che semplificano la procedura e questa correttezza è stata sottolineata da Aria che si trova spesso di fronte Comuni che ostacolano il mini-eolico inventando procedure illegittime.
Questa correttezza del Comune, che presuppone anche condivisione per lo sviluppo delle rinnovabili, è stata valutata in modo positivo da Legambiente.
Legambiente ha infatti riconosciuto il comune di Campiglia virtuoso nelle Buone pratiche nella categoria Eolico nella classifica di Legambiente dei Comuni Italiani rinnovabili. Per questo motivo l'attestato di "Città del Vino sostenibile 2011" è stato consegnata al Comune di Campiglia dall'Associazione nazionale Città del Vino in occasione dell'assemblea nazionale svoltasi l'11 giugno a Selargius in provincia di Cagliari.
Un Comune con l'eolico sopra la testa non poteva passare inosservato e le città del vino hanno premiato un Comune che, finalmente, ha aiutato il mini-eolico.


Viadalvento, 19 giugno:

Uccelli, pipistrelli e pale: l’eolico e la biodiversità

Mark Lynas, autore di due libri sui pericoli dei cambiamenti climatici e consulente per la questione del Governo delle Maldive, pubblica sul suo sito un’analisi degli impatti dell’eolico sull’avifauna, riportando il parere di Clive Hamber, biologo conservazionistaal Dipartimento di Zoologia all’Università di Oxford:
Penso che le centrali eoliche siano potenzialmente il maggior disastro per i rapaci dai giorni delle persecuzioni dei cacciatori e penso che siano anche una delle più grandi minacce per i pipistrelli europei ed americani dalla dopo la deforestazione su grande scala. Gli impatti stanno già diventando seri per le aquile di mare in Europa, come è abbondantemente chiaro in Norvegia. Una centrale eolica, costruita nonostante l’opposizione degli ornitologi, ha decimato un’importante popolazione, uccidendo 40 aquile in cinque anni e 11 nel 2010. L’ultima grande otarda della Provincia di Cadice in Spagna è stata uccisa da un impianto eolico. Secondo la mia esperienza molti “verdi” negano del tutto questo tipo di impatti, o forse immaginano che questi uccelli e pipistrelli possano sopportare grandi riduzioni: ma non possono perché si riproducono lentamente. Fonte: Mark Lynas


vidalvento, 23 giugno:

Ancora un nibbio reale ucciso dall’eolico in Molise

Continuano le morti di nibbio reale nell’impianto eolico della Montagnola Molisana. 53 megatorri su un territorio che ospitava la popolazione più numerosa di nibbio reale e di poiana in Molise.
Con questo individuo siamo al terzo caso conosciuto. Quanti ne moriranno senza saperlo?


viadalvento, 24 giugno:

Con l’aumento delle dimensioni degli aerogeneratori aumenta il rumore a bassa frequenza

Uno studio di due ricercatori danesi, Henrik Møller e Christian Sejer Pedersen, del Dipartimento di Acustica dell’Università di Aalborg, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of the Acoustical Society of America, mostra come le componenti tonali a bassa frequenza emesse dagli aerogeneratori aumentino con l’aumentare delle dimensioni di questi ultimi.
I livelli di rumore a bassa frequenza all’interno (delle abitazioni) vicine variano a seconda dell’aerogeneratore, dell’isolamento della stanza e della posizione nella stanza. Se il rumore degli aerogeneratori studiati ha un livello di pressione sonora esterno ( con pesatura A) di 44 dB, (il massimo permesso dalla normativa danese), esiste il rischio che una parte sostanziale dei residenti verrà disturbata dal rumore a bassa frequenza anche in interno. Il limite danese notturno di 20 dB per il rumore con pesatura A nelle frequenza 10-160 Hz, che sia applica al rumore industriale, ma non agli aerogeneratori, sarà superato in molte stanze che sono vicine al limite esterno di 44 dB. I problemi sono molto ridotti con un limite esterno di 35 dB.
Gli aerogeneratori emettono infrasuoni (sotto la soglia dei 20 Hz) ma a livelli molto bassi considerando la sensibilità umana a queste frequenze. Anche vicino alle torri la pressione infrasonora è molto sotto la sogli di udibilità e l’infrasuono non è perciò considerato un problema con aerogeneratori delle dimensioni investigate nello studio. …
queste conclusioni sono basate su dati relativi a torri con potenza compresa tra 2,3 MW e 3,6 MW. Deve essere previsto che i problemi con il rumore a bassa frequenza aumenteranno con l’aumentare delle dimensioni delle torri.
Il livello di potenza acustica con pesatura A aumenta proporzionalmente alle dimensioni e anche in modo più che proporzionale. Di conseguenza torri più grandi impattano la stessa area o anche un’area più grande rispetto ad un numero maggiore di torri più piccole. Esistono differenza di molti decibel tra il rumore emesso da differenti torri delle stesse dimensioni, anche se dello stesso costruttore e modello. Non è pertanto fattibile effettuare calcoli precisi alla frazione di decibel e pretendere che funzionino nel mondo reale. Un margine di sicurezza deve essere incorporato nei calcoli in fase di pianificazione per garantire il rispetto dei limiti acustici. Esiste uno standard internazionale ma non è molto usato. Sotto certe condizioni atmosferiche (ad esempio inversione termica) il rumore può essere particolarmente fastidioso e, in particolare per la componente a bassa frequenza, propagarsi molto più lontao di quanto assunto. Sono necessari ulteriori studi su questi fenomeni. Fonte: Low-frequency noise from large wind turbines Journal of the Acoustical Society of America. Volume 129, Issue 6, pp. 3727-3744 (2011)
Henrik Møller and Christian Sejer Pedersen Section of Acoustics, Aalborg University, Fredrik Bajers Vej 7-B5, DK-9220 Aalborg Ø, Denmark

venerdì 25 marzo 2011

Appello per “un radicale ridisegno della strategia italiana per le rinnovabili finalizzata al 2020″

Pubblichiamo anche noi l'urgente e accorato appello rivolto al Governo e al Parlamento dalle associazioni ambientaliste che si oppongono alla vergognosa speculazione legata al sovrafinanziamento dell'eolico industriale:

«Assistiamo, nel settore delle energie rinnovabili, a uno spettacolo indecoroso e sconcertante. Incentivi generosissimi, i più alti al mondo, hanno determinato una vera e propria “corsa all’oro”, prima, nel settore dell’eolico, poi, nell’ultimo anno e mezzo, anche in quello del solare fotovoltaico.

A pagare sono tutti gli italiani, attraverso le bollette elettriche, mentre sono praticamente azzerati i fondi per la ricerca che, invece, in particolare per il fotovoltaico, sarebbero indispensabili.
La stessa Autority per l’energia ha documentato una crescita esponenziale degli incentivi, considerati tra i “più profittevoli al mondo”, rilevando un crescente fenomeno di speculazione. Per non parlare, poi, dell’esplodere di inchieste giudiziarie che hanno documentato il coinvolgimento della criminalità organizzata nel business delle torri eoliche e dei pannelli fotovoltaici. E’ il momento, dunque, di riprogettare dalle fondamenta l’intera strategia italiana per l’energia, nel quadro generale degli obiettivi strategici fissati dall’Europa e nell’orizzonte temporale che è il 31 dicembre 2020, non la fine di quest’anno e di quelli immediatamente a venire.
Se teniamo conto della rilevantissima discesa dei prezzi registrata negli ultimi 3 anni nel settore fotovoltaico, e del probabile andamento che seguirà, scegliere di installare grandissime quantità di pannelli tutti adesso, in pochissimi mesi, invece che in un arco di diversi anni, è un errore clamoroso. Dovremmo invece pianificare, da oggi al 2020, una crescita regolata, progressiva e più sostenibile di installazione di impianti fotovoltaici, in armonia con il parallelo calo dei prezzi che inevitabilmente arriverà e a salvaguardia del prezioso terreno agricolo, del suolo naturale ricco di biodiversità, dei valori paesaggistici da preservare.
Una strategia così orientata, fondata su basi di prudenza e sostenibilità, ci permetterebbe non solo di tenere in vita l’intera filiera del fotovoltaico da oggi al 2020, ma soprattutto di raggiungere, a fine 2020, i 30mila MegaWatt di potenza installata: una dimensione ben superiore rispetto ai modesti 8mila MegaWatt che il Governo ha fino ad oggi programmato.
Quanto poi all’eolico industriale, dovrebbe ormai essere evidente a tutti che per l’Italia questa tecnologia energetica dai pesantissimi impatti paesaggistico-territoriali rappresenta una scelta a dir poco infelice. Perché, come valuta Wind Power Barometer, l’osservatorio di settore della Comunità europea, l’Italia vanta in Europa la terza potenza eolica installata, ma è solo settima per produzione totale, e una pala eolica in Italia produce circa la metà di quanto produrrebbe se fosse installata in Irlanda o in Portogallo. Perché, come documentano gli Amici della Terra, l’apporto delle torri eoliche ai consumi finali di energia potrà al massimo essere del 2%… Ma a quale prezzo, in ogni caso, otterremmo questi davvero modestissimi benefici energetici?
Il turismo in Italia vale infinitamente di più rispetto a quanto potrebbero rendere alcune migliaia di torri eoliche. Perché l’Italia è un paese con poco vento, ma con il più importante patrimonio storico e artistico che esista al mondo, con il più alto numero di siti patrimonio dell’umanità per l’UNESCO, con le più importanti e spettacolari aree archeologiche del Mediterraneo.
Pensare di continuare ad innalzare migliaia e migliaia di mega-ventilatori d’acciaio, alti dai 100 ai 150 metri (più o meno come il grattacielo Pirelli…) sull’intera dorsale appenninica del Sud, nell’intero Molise, sugli altopiani siciliani o sardi affacciati sul mare, sulle magiche serre salentine oltre che sulle distese meravigliose di uliveti secolari punteggiati di castelli rinascimentali e di masserie fortificate o nel raggio di pochi chilometri da monumenti straordinari, di altissima rilevanza culturale, come Castel del Monte, la possente acropoli di Lucera, le aree archeologiche di Altilia-Saepinum e di Pietrabbondante, la Reggia di Caserta, i templi di Segesta e di Agrigento non è solo sbagliato, è anti-economico, anti-costituzionale, assolutamente irragionevole, forse criminale.

Per questo, chiediamo al Governo e al Parlamento:

1. di definire una strategia energetica nazionale che ci accompagni fino al 2020 e che assicuri più fondi per la ricerca e l’innovazione tecnologica e dia assoluto rilievo, oltre alla crescita dell’energia rinnovabile, anche al risparmio e all’efficienza energetica, da conseguire anche attraverso la bioedilizia e l’inizio di una politica di ricostruzione/rottamazione edilizia del patrimonio immobiliare post-bellico privo di qualità e di criteri antisismici;

2. di programmare l’uscita dall’eolico industriale e una riconversione dei relativi incentivi a vantaggio delle fonti rinnovabili di energia sviluppate in forme eco-sostenibili di autogenerazione diffusa (solare termico e fotovoltaico, geotermia, micro impianti eolici, ecc.) e della ricerca;

3. di fissare limiti all’installazione degli impianti fotovoltaici al fine di favorirne, in modo deciso, l’installazione sui tetti relativi a qualunque tipo di edificio, in particolare uffici, scuole, depositi, capannoni, fabbriche, distributori di carburante, parcheggi, ecc., o anche a terra nelle aree urbanizzate o industriali, e consentire l’installazione a terra, su terreni agricoli, solo di impianti di piccola taglia, al servizio dell’attività degli agricoltori per fini di auto-consumo, e, in parte, a integrazione del loro reddito personale.
Sarebbe possibile così rispettare, oltre che l’obiettivo strategico energetico fissato dall’Unione europea, finalmente i principi fondamentali della nostra Costituzione che all’articolo 9 proclama solennemente: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”.
»

Carlo Ripa di Meana, Italia Nostra, presidente sezione Roma

Oreste Rutigliano, Comitato Nazionale Paesaggio, segretario nazionale

Andrea Carandini, docente archeologia classica (Università Roma La Sapienza)

Vittorio Sgarbi, storico e critico d’arte

Vittorio Emiliani, Comitato per la Bellezza, presidente

Mario Pirani, giornalista

Giacomo Marramao, docente filosofia (Università Roma 3)

Oliviero Toscani, fotografo

Rosa Filippini, Amici della Terra, segretario nazionale

Carlo Alberto Pinelli, Mountain Wilderness, presidente nazionale on.

Maria Rita Signorini, Italia Nostra, cons. nazionale e Commiss. Naz. Energia

Emma Bonino, vice-presidente Camera

Marco Pannella, Partito Radicale Transnazionale, presidente

Elisabetta Zamparutti, deputato Camera dei Deputati

Sergio D’Elia, Nessuno tocchi Caino, segretario nazionale

Annamaria Procacci, animalista, già parlamentare dei Verdi

Stefano Allavena, Altura (Ass. tutela uccelli rapaci), presidente nazionale

Enzo Cripezzi, Lipu, coordinatore regionale Puglia

Pietro Bellasi, docente sociologia dell’arte a Bologna

Luisa Bonesio, docente Geofilosofia

Alberto Cuppini, portav. Rete resistenza sui Crinali, Emilia Romagna,

Maurizio Fiori, portav. Rete Resistenza sui Crinali, Toscana,

Giovanni De Pascalis, Italia Nostra, consigliere sezione di Roma

Nico Valerio, animalista, ecologista, Ecologia liberale

martedì 22 marzo 2011

UN MANIFESTO PER LE STRADE DI SAN GODENZO

Nelle settimane scorse il Comitato ha fatto affiggere nelle bacheche di San Godenzo un manifesto intitolato "Soldi o sordi?", con un testo che a noi sembrava abbastanza chiaro, ma che evidentemente ha dato luogo a qualche incertezza e dubbio. Per fugare ogni ambiguità sul significato della campagna, ne presentiamo sul blog la versione aggiornata, che è stata diffusa da tutti i comitati aderenti alla Rete per la Resistenza sui Crinali (consigliamo visitare il sito: reteresistenzacrinali).

mercoledì 1 dicembre 2010

Nasce la RETE DELLA RESISTENZA SUI CRINALI - per il coordinamento dei comitati contro l'eolico industriale sull'Alto Appennino

Bologna e Pontremoli, 29 Novembre 2010
 
Proprio in coincidenza con la trasmissione della rubrica Report di RAI 3 dal titolo "Girano le pale" (alla quale alcuni di noi hanno contribuito), abbiamo il piacere di annunciare che si è costituito il 
Coordinamento dei comitati dell'Alto Appennino contro l'eolico-industriale selvaggio. Si è deciso di chiamare tale coordinamento:
 
Rete della Resistenza sui Crinali
 
Ne fanno per il momento parte i seguenti comitati o gruppi di comitati già in essere, sorti in seguito alla proliferazione dei progetti per la costruzioni di sempre nuovi impianti sulle nostre montagne:
 
Monte dei Cucchi (San Benedetto val di Sambro BO)
Ariacheta (San Godenzo FI)
Alta valle del Sillaro (BO)
Monte Faggiola (Firenzuola FI)
La luna sul monte (Pontremoli MS)
Cisatel (Comitato Interregionale Salvaguardia Appennino Tosco Emiliano Ligure)
Prato Barbieri (Bettola PC)
Passo delle Pianazze Case INI (Farini PC)
Tutela paesaggio (PC)
 
Altri comitati sono in fase di costituzione oppure stanno valutando di unirsi al coordinamento.
 
Il ruolo principale della Rete della Resistenza sui Crinali è fare acquisire maggiore forza al movimento contro l'eolico industriale ed una rappresentanza unitaria nei confronti di politici, mezzi di informazione ed altre associazioni. La rete è costituita ormai da alcune migliaia di cittadini che rappresentano quel "qualcuno che sorvegli le incompetenze locali per evitare danni e sprechi" (per usare le precise parole della giornalista Milena Gabanelli di ieri sera) nell'attesa che alla tutela (prevista dalla Costituzione) del paesaggio, della salute umana, della salvaguardia della fauna, degli assetti idrogeologici eccetera, ma più in generale della nostra cultura e del bene pubblico, messo in pericolo dalla dimensione e dal numero stesso degli enormi aerogeneratori in una zona così vulnerabile come i nostri crinali, provveda chi ne dovrebbe essere istituzionalmente preposto o chi avrebbe obblighi statutari ad intervenire. 
 
E' sottinteso che non ci sono preclusioni di carattere politico. Le uniche preclusioni sono nei confronti di chi è favorevole all'eolico industriale.
 
La prima iniziativa sarà la richiesta, questa stessa settimana data l'urgenza, di un incontro con i consiglieri e gli assessori regionali dell'Emilia Romagna e della Toscana per conoscere lo stato dell'arte delle linee guida regionali sugli impianti eolici e per chiedere una piattaforma di confronto sull'elaborazione delle stesse in base alle criticità finora riscontrate nei progetti proposti o realizzati sulle nostre montagne. 
 
Sono stati nominati due portavoce del coordinamento (uno per l'Emilia Romagna e uno per la Toscana, per comprensibili motivi logistici e per le differenti legislazioni e realtà regionali).
 
Sono:
Alberto Cuppini di Bologna, per l'Emilia Romagna AlbertoCuppini@Alice.it  cell. 340 7821884 e
Maurizio Fiori di Pontremoli, per la Toscana. Maurizio.Fiori@Alice.it  cell. 339 8340814.
 
Terminiamo citando ancora la Gabanelli di ieri sera alla conclusione del servizio di Report che ha espresso al meglio il nostro comune sentire:
 
"E così il nostro patrimonio (quello che realmente non è sottoposto all'andamento del mercato perchè ce l'abbiamo soltanto noi), che è il nostro straordinario e unico Paese, LO STIAMO MASSACRANDO con sporco e pulito insieme. Per avere come risultato la bolletta più cara d'Europa. Sembra sempre che tutto avvenga a caso o per incompetenza e intanto furbi e criminali attingono a man bassa." 
 
Alberto Cuppini
Portavoce per l'Emilia Romagna della Rete della Resistenza sui Crinali.
Maurizio Fiori
Portavoce per la Toscana della Rete della Resistenza sui Crinali.

mercoledì 22 settembre 2010

MIni eolico condiviso: a Campiglia Marittima è possibile!

leggiamo su www.greenreport.it del 20 settembre una notizia rincuorante, e ci chiediamo perché non dovrebbe essere possibile applicare una soluzione del genere anche a San Godenzo. Diversamente da come dice e vuol far credere l'ultimo paragrafo dell'articolo, a questo tipo di impianti il Comitato Ariacheta si è sempre dichiarato più che interessato (non sono nocivi per l'ambiente, per l'avifauna, sono direttamente controllati dalla popolazione, non richiedono sbancamenti, non vanno a foraggiare società di dubbia composizione, non creano danni alla salute ecc.ecc., a differenza dell'eolico di grande taglia o industriale). Anzi, vogliamo provare a pensarci concretamente?...



CAMPIGLIA MARITTIMA (Livorno). Si sta consolidando a Campiglia Marittima la prima esperienza nazionale di proprietà diffusa di un impianto di mini-eolico. Per la metà del prossimo mese è prevista la costituzione ufficiale della srl "fischiailvento" e le adesioni sono state aperte a chiunque voglia investire una quota di risparmi di almeno 5.000 €.

Ora i proponenti stanno lavorando sullo Statuto della srl per arrivare al rogito notarile. Le adesioni possono pervenire al coordinatore della iniziativa: sozzi.gino@alice.it La turbina sarà una Libellula 55, l'unica prodotta in Italia nello stabilimento di Prato ed interamente realizzata con componenti nazionali ( www.aria-srl.it).

Il luogo di installazione è stato individuato sul crinale della Cava di Campiglia, a circa 560 m.s.l.m. e di fronte alla costa, dove i venti, già misurati, sono intorno a 6,9 m/sec. su base annua e garantiranno la produzione di circa 160.000 KWh all'anno.

Alla tariffa omnicomprensiva di 30 c€ per KWh e detratti gli oneri assicurativi e di manutenzione l'utile lordo ante tasse si aggirerà su 45.000 €/anno.

La società Cave di Campiglia, proprietaria dell'area ha già dato la propria disponibilità a concedere, a titolo gratuito, il piccolo fazzoletto di terreno necessario alla installazione.

Il Comune di Campiglia è uno dei pochi, in Toscana, che consente l'installazione di mini-eolico senza frapporre ostacoli ed applicando pienamente la legislazione nazionale e regionali. Altrove una iniziativa di questo tipo non sarebbe stata possibile.

Il gruppo di cittadini che ha iniziato il percorso spera di avere un numero sufficiente di adesioni per coprire l'intera spesa di installazione che si aggira su 200.000 €. e quindi arrivare a 40 - 45 sottoscrittori. Questo numero corrisponde non solo alla copertura finanziaria dell'impresa, ma anche, se si considera che 45 famiglie sono circa 135 persone, ai fabbisogni elettrici per uso domestico di tutte le famiglie aderenti.

Insomma ci saranno 45 famiglie che si staccano dal petrolio per l'energia elettrica, guadagnandoci pure. E' il concetto della sussidiarietà, dell'uso secondo del panorama poiché si installa su una cava, della socializzazione della green economy. Insomma se si volesse fare il bilancio ideologico si farebbe il pieno.

Ovviamente ci sono i contrari, come succede sempre quando si parla di fonti rinnovabili, in questa Italia del declino.

martedì 21 settembre 2010

Se lo dice TREMONTI ci crederanno?

Mentre in tutt’italia si moltiplicano i procedimenti in corso per gli affari mafiosi, e in regioni come Molise e Basilicata, ma anche nella Toscana meridionale, la sollevazione popolare dei comitati contro impianti già costruiti e da costruire sono all’ordine del giorno (anche se accortamente taciuta dai media nazionali), ecco che in Mugello tutto tace – ma sappiamo benissimo che c’è chi lavora alacremente per scempiare il nostro territorio, e rovinare per sempre quel poco che ancora si salvava: le aree montane e di crinale. Se costruiranno gli impianti eolici industriali potremo dire addio al turismo e all’agriturismo, al reinsediamento, al recupero dei poderi abbandonati, alla tanto sbandierata sostenibilità in genere, e la montagna diventerà un’area industriale morta e abbandonata da uomini e animali. Con tanta e bella complicità delle nostre amministrazioni.

Per fortuna in tutto questo silenzio ci confortano le dichiarazioni del nostro Ministro per l’economia (fonte: Corriere della sera)

a Cortina d’Ampezzo Tremonti mette in guardia da soluzioni che sembrano facili. Come quella dell’eolico: una «balla», anzi peggio, «uno degli affari di corruzione più grandi» d’Italia. La prova? Semplice, dice il ministro, «vi siete mai chiesti perché in Italia non ci sono i mulini a vento?». Quello dell’eolico è un business ideato da organizzazioni corrotte che vogliono speculare e di cui noi non abbiamo certo la quota di maggioranza.