il Comitato Ariacheta aderisce alla RETE della RESISTENZA sui CRINALI

sabato 23 luglio 2011

Linee guida Toscana

Pubblichiamo, anche se con qualche ritardo, le Linee guida che la Rete della Resistenza sui Crinali ha elaborato e proposto


Al Presidente della Giunta e a tutti gli Assessori e Consiglieri della Regione Toscana


Stimatissimi Assessori e Consiglieri,

proprio in questi giorni l’Amministrazione della Toscana è impegnata a definire le linee guida regionali in materia di impianti ad energia rinnovabili, come previsto dalla delega contenuta nelle linee guida nazionali, finalmente pubblicate, dopo tanti anni di attesa, nel settembre scorso.

Dopo la recente deliberazione della Giunta Regionale (proposta per il Consiglio Regionale) per la prima individuazione delle aree non idonee alla installazione di impianti fotovoltaici a terra, auspichiamo da parte dell’Amministrazione regionale, nell’elaborare un analogo provvedimento per gli impianti eolici, maggiore approfondimento e attenzione e, soprattutto, assoluto rigore nel rispetto del principio della limitazione del danno attraverso anche, la riduzione al minimo strettamente indispensabile, di impianti così impattanti come quelli eolico industriali definiti dalla stessa direzione centrale del catasto “opifici” (e non “parchi”). Opifici dalle dimensioni inusitate e posti inopinatamente nelle aree più vulnerabili di tutto il territorio nazionale.

Riteniamo che la Regione Toscana, unanimemente riconosciuta come la Regione in cui la qualità del territorio e del paesaggio sono un valore decisivo, in questo momento, si trovi completamente inadeguata nei suoi strumenti della programmazione e della pianificazione del territorio, a gestire il processo decisionale sugli innumerevoli impianti eolici industriali che vengono proposti un po ovunque su tutti i crinali dell’Appennino Tosco-Emiliano, lasciando oltretutto alle Province ed ai Comuni pochi riferimenti certi ed una esagerata autonomia che, se mal gestita, come spesso si è dimostrato capitare, può comportare azioni devastanti sull’ambiente e sul paesaggio. Crediamo che il “modello toscano” stia subendo una battuta d’arresto, ed in particolare che sia in pericolo la “Toscana dell’Appennino”. La mancanza di un Piano Paesaggistico Regionale approvato, con una previsione di tempi lunghi per la sua rielaborazione rispetto a quello adottato ormai due anni fa, e la conseguente inadeguatezza degli strumenti della pianificazione territoriale provinciale e comunale, costituiscono buon gioco per un proliferare di richieste di collocazione di impianti. Porto ad esempio la situazione del Comune di Pontremoli dove sono pervenute alcune richieste di impianti, come già detto manca il piano paesaggistico regionale (implementazione del PIT), il PTC è inadeguato, ed il Comune non ha ancora il Piano Strutturale, con un quadro conoscitivo di riferimento : quali garanzie ci sono che non si facciano dei danni irreparabili al territorio? Oltrettutto nelle procedure di VIA per pervenire all’autorizzazione all’installazione, il paesaggio è il grande assente fra gli indicatori considerati nella valutazione. C’è quindi una risposta certa, e purtroppo inquietante, al perché del proliferare di richieste ai comuni per la collocazione di impianti eolici industriali in questa fase : carenza di tutela. E’ per questo che, al di là dell’approvazione delle linee guida regionali sull’eolico, si ritiene indispensabile che la Regione introduca delle temporanee misure di salvaguardia fino ad avvenuta approvazione o adeguamento degli strumenti della pianificazione territoriale, con valenza paesaggistica, degli enti territoriali interessati alla salvaguardia e alla tutela dell’ambiente e del paesaggio. E’ importante altresì sottolineare come nella prima bozza (datata 20.11.2008) della disciplina del PIT (con implementazione della disciplina paesaggistica), poi cambiata dalla Giunta Regionale in sede di approvazione della proposta di delibera al Consiglio Regionale, la localizzazione degli impianti eolici, poteva essere consentita “..nelle aree esterne ai crinali principali dei massicci montuosi e dei sistemi collinari…”; auguriamoci che nella prossima revisione del PIT per gli aspetti paesaggistici, si acquisisca una maggiore consapevolezza del valore che assumono per la Toscana i sistemi montani e collinari.

Paradossalmente questo atteggiamento contrasta anche con l’attuale tendenza della legislazione nazionale, tendenza recentemente modificatasi in seguito all’enorme (in proporzione agli impianti eolici installati) numero degli scandali succedutisi negli ultimi mesi e derivati dall’attività giudiziaria, ai conseguenti innumerevoli titoli dei giornali ed alle ripetute inchieste televisive (alle ultime delle quali, recentissime, di “Report” e di “Crash” la nostra rete ha fornito un contributo) e soprattutto di fronte alla rivolta delle popolazioni, in tutto il territorio nazionale, vittime delle brutali conseguenze negative degli enormi aerogeneratori, fino a questo momento sottaciute all’opinione pubblica.

Queste conseguenze non si esauriscono in quelle che più preoccupano le migliaia di cittadini dei comitati dell’alto Appennino e cioè

Il conclamato rischio per la salute delle popolazioni residenti presso le pale (la così detta “sindrome da turbina eolica” che si suppone determinata dalle vibrazioni, specie a bassa frequenza, delle enormi pale che ruotano ad oltre 300 Km/h su una superficie equivalente ad un campo da calcio).
Il deprezzamento delle proprietà immobiliari che giunge, nelle zone più remote, fino alla impossibilità di trovare un qualsivoglia acquirente per le abitazioni più prossime alle pale.
ma riguardano anche una molteplicità di altri aspetti negativi che pure devono essere valutati come un unico insieme dai pubblici amministratori in una ponderata analisi di costi-benefici collettivi:

Stravolgimento del paesaggio italiano, invidiatoci da tutti gli stranieri, in cambio di un modello standardizzato in grado di annullare le varietà che sono, da sempre, la nostra sola grande ricchezza.
Mutamento di un sistema plurisecolare di valori culturali.
Peggioramento della qualità della vita.
Compromissione dello sviluppo turistico.
Effetti sull’equilibrio idrogeologico, in zone particolarmente sensibili come i crinali montani sottoposti a lavori infrastrutturali così impattanti.
Collisioni delle pale con l’avifauna ed in particolare con le specie migratorie ed i rapaci.
Degrado e disturbo dell’avifauna e della fauna selvatica e suo conseguente allontanamento.
Ossia, più in generale:

Perdita di valore delle montagne come “aree di ricarica” per la conservazione di acqua e aria pulita (prodotta tramite le piante, non tramite le torri d’acciaio, l’asfalto e il cemento) e della biodiversità.
Tutte le suddette negatività sono state riscontrate, in misura più o meno accentuata, presso tutti gli impianti eolici già realizzati, unitamente ad altri effetti (di cui si occupano le Procure della Repubblica) innescati dall’eccessiva incentivazione e dal conseguente enorme flusso di denaro legato esclusivamente al rilascio di autorizzazioni a costruire, ma finora non ancora riscontrati, perlomeno non oltre certe dimensioni, nelle regioni del centro nord e di cui comunque non si avverte alcun bisogno:

Gravi rischi di condizionamento dei pubblici amministratori che possono degenerare in più gravi fenomeni di collusione o, peggio, di corruzione.
Aumento dell’interesse della criminalità organizzata per il controllo del territorio.
Il testo di riferimento per predisporre tutti gli adempimenti circa gli impianti ad energia rinnovabile è il PAN (Piano di Azione Nazionale) mandato al vaglio dell’Unione Europea in settembre. Per essere concretamente operativo gli manca però ancora la quantificazione del “burden sharing” per ciascuna regione, previsto dalla legge e di competenza del Governo nazionale. Ce n’è un assoluto bisogno in tempi rapidi affinchè le Amministrazioni regionali possano tornare ad essere soggetti attivi e non passivi della politica energetica che negli ultimi anni è stata caratterizzata dalla mancanza di una specifica regolamentazione nel settore dell’energia “rinnovabile”, è perciò dettata principalmente da considerazioni di natura finanziaria, innescate dal regime d’incentivazioni più alte dell’Unione Europea a spese delle bollette elettriche di tutti gli italiani. La mancanza di questo “burden sharing” dovrebbe indurre la Regione Toscana a non accelerare procedure autorizzative già fin troppo rapide e che hanno portato nel solo 2009 in Italia all’aumento del potenziale eolico installato di oltre il 38% con una costante diminuzione dell’efficienza dei nuovi impianti, per l’esaurimento progressivo dei siti utili.

La programmazione è assolutamente necessaria, come necessari sono gli strumenti di monitoraggio. E’ paradossale che progetti così impattanti vengano tenuti sotto controllo, a titolo volontario, solo dai comitati di cittadini sparsi sul territorio montano. A titolo di esempio, sempre a proposito di fotovoltaico, la Regione è completamente all’oscuro del potenziale elettrico che in questo momento viene installato in misura massiccia in piccoli impianti (soprattutto sui tetti, dove sarebbe auspicabile che tali impianti venissero collocati) per i quali è prevista la sola DIA, così come l’amministrazione regionale, a cui spetta la VIA, ignora del tutto la quantità di progetti eolici incombenti sul territorio toscano per i quali non è ancora stata presentata la richiesta di autorizzazione, ma che si stanno accumulando senza controllo e arriveranno in massa, nei prossimi mesi, per approfittare, finchè possibile, della prodigalità degli incentivi statali che si prospettano in via di decisa riduzione.

Deve essere accuratamente impedito che prevalgano considerazioni speculative di questo tipo e, per questo motivo, è assolutamente necessario che le disposizioni delle linee guida regionali si applichino anche ai progetti i cui procedimenti autorizzativi sono in corso, evitando l’assurdo scempio che incombe sui crinali dell’alto Appennino, privo di vento utile, ancora più insensato dopo la messa fuori legge, nelle linee guida nazionali, delle così dette “royalties” ai Comuni ed il recentissimo schema di decreto legge che indica la volontà del Governo nazionale di eliminare in breve il meccanismo dei certificati verdi e di tagliare (finalmente!) fuori dagli appetiti degli speculatori eolici le zone meno ventose tramite una assegnazione degli incentivi agli impianti superiori ai 5 MW di potenza per mezzo di aste al ribasso. Ricordiamo anche che le linee guida nazionali prevedono espressamente disposizioni transitorie (parte V, punto 18.5) dove si prescrive imperativamente che “i procedimenti in corso al novantesimo giorno successivo all’entrata in vigore delle linee guida sono riferiti ai sensi della previgente normativa qualora riferiti a progetti completi della soluzione di connessione … e per i quali siano intervenuti i pareri ambientali prescritti.” Tutti i pareri ambientali.

Per tutto questo ci permettiamo di indicare all’Amministrazione alcuni argomenti che riteniamo imprescindibili.

Il loro principio ispiratore è che, laddove le amministrazioni individuino la pubblica utilità degli impianti FER industriali, non siano ulteriormente attuabili le deroghe ai sistemi di tutela e valorizzazione ambientali già previsti.

Si deve prima di tutto rafforzare il concetto che la pubblica utilità è principalmente quella ambientale esistente: sarebbe paradossale utilizzare lo strumento della pubblica utilità per gli impianti FER industriali in nome del presunto miglioramento ambientale globale così da annullare scelte, da lungo tempo riconosciute e condivise, di valorizzazione dell’ambiente stesso. Non è ammissibile distruggere l’ecologia. Nemmeno in nome dell’ecologia.

Tutela dei sistemi dei crinali e del sistema collinare.
Al fine di assicurare la visuale libera di ampi tratti di crinale:

Sia esclusa la localizzazione di impianti eolico industriali ad una altezza superiore ai 1.200 metri comprese le pale.
Sia esclusa altresì la localizzazione a distanza inferiore di 15 chilometri da impianti esistenti che abbiano rilevanza extra locale.
In queste zone, data la significatività paesaggistica, siano altresì escluse le aree relative ai crinali principali ritenuti di particolare interesse paesaggistico (come previsto dalla prima versione del PIT sopra evidenziata).
Aree naturali protette
Si deve escludere la localizzazione di impianti eolici nelle aree naturali protette nazionali, regionali e locali (SIR, SIC e ZPS).

Zone ed elementi di interesse storico-archeologico.
Nelle zone di interesse storico archeologico sia esclusa la localizzazione di impianti eolici. Le zone relative a complessi archeologici e le aree di accertata e rilevante consistenza archeologica, intendendovi ricompresi anche i tracciati di viabilità storico archeologica, dovrebbero avere una zona di rispetto di almeno 500 metri.

Elementi di interesse storico-culturale.
Si preveda un’adeguata fascia di rispetto, comunque non inferiore ad 1 Km per gli impianti eolico industriali localizzati in prossimità degli immobili e delle aree dichiarate di notevole interesse pubblico ai sensi dell’art. 136 del Dlgs 42/2004.

E deve essere altresì esclusa la localizzazione di impianti eolici :

nelle zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata per la presenza di elementi e/o testimonianze di interesse storico-culturale.
nelle aree di particolare visibilità da punti di osservazione privilegiati (per esempio zone panoramiche e viabilità principali) per le possibili interferenze negative sul contesto paesaggistico e sulle reciproche relazioni con le strutture di interesse storico-archeologico, storico-testimoniale (es. ville, tracciati di viabilità storica, parchi ecc.) e con le strutture insediative storiche non urbane quali borghi e nuclei storici.
Elementi di interesse storico-testimoniale.
Un’ampia zona di rispetto va prevista anche nelle aree ove gli strumenti di pianificazione individuino e sottopongano a particolari prescrizioni alcuni elementi del territorio ed in particolare la viabilità storica urbana, la viabilità panoramica, oltre agli elementi puntuali quali gli edifici e le corti rurali, i nuclei storici in territorio agricolo ed i tracciati di riconosciuta frequentazione turistico-ricreativa.

Zone ed elementi caratterizzati da fenomeni di dissesto e instabilità.
Nelle zone individuate come frane recenti, frane di crollo, colate di fango recenti, non possono essere localizzabili impianti eolici, compresa la realizzazione di relative infrastrutture. Tali prescrizioni andrebero estese a tutte le zone di possibile ulteriore evoluzione del fenomeno franoso, cioè al perimetro sotteso alla zona di accumulo, nonchè al limite di eventuale massima invasione di blocchi rocciosi per frane di crollo. Nelle zone individuate come frane antiche valgono le medesime prescrizioni. Analogamente, in adiacenza alle scarpate rocciose non va consentita alcuna localizzazione di impianti eolici, particolarmente in presenza di terreni incoerenti o di rocce intensamente fratturate; in questi casi si dovrà stabilire una fascia di tutela comunque rapportata alle condizioni fisico-meccaniche e di giacitura delle litologie presenti, con particolare tutela per le zone classificate sismiche.

Sistema forestale e boschivo.
All’interno delle formazioni forestali e boschive, le realizzazioni di impianti eolico industriali non possono alterare l’assetto paesaggistico, idrogeologico, naturalistico e geomorfologico dei terreni interessati. Gli interventi di natura tecnologica-infrastrutturale devono comunque avere caratteristiche, dimensioni e densità tali da rispettare le caratteristiche del contesto paesaggistico e le emergenze naturali, interessando la minore superficie forestale e boschiva possibile e salvaguardando, in ogni caso, i sistemi boschivi di crinale, le radure, le fitocenosi forestali rare, i boschetti in terreni aperti o prati secchi, le praterie di vetta, le aree umide e i margini boschivi.

Sistemi naturalistici.
In questo ambito, merita un particolare riguardo l’aspetto dell’avifauna. L’estensione dei territori interessati dal volo degli uccelli sono certamente extraregionali e per molte specie sono movimenti transnazionali. Pertanto non devono esser consentite installazioni di impianti eolici nei territori che rivestono un riconosciuto interesse come luogo di passaggio e sosta lungo le rotte migratorie. E’ altresì riconosciuto che i territori di caccia delle specie più rare interessano aree di raggio superiore ai 10 Km. La presenza di esemplari di tali specie deve essere accuratamente verificata.

Distanze da abitazioni, centri abitati e strade.
Questo ultimo argomento viene avvertito dai cittadini dei comitati come il più importante, concernendo la salute pubblica e la pubblica incolumità. Perciò, in attesa di determinare gli effetti a medio termine delle vibrazioni emesse da aerogeneratori sempre più grandi sugli organismi viventi ed in conformità con quanto suggerito a titolo precauzionale dall’Accademia nazionale di medicina francese, gli impianti, se di potenza inferiore al MW (soglia da calcolare sommando la potenza di tutti gli aerogeneratori troppo vicini) non dovrebbero essere costruiti a meno di 500 metri dalle abitazioni e dai luoghi di lavoro, 1.500 metri dai centri abitati e tali distanze dovrebbero essere aumentate di 500 metri per ogni MW di potenza oltre tale soglia. Per evitare incidenti in caso di lancio di materiali (in particolare di blocchi di ghiaccio), andrebbe prevista una distanza di 300 metri dalle strade pubbliche.

Vista la complessità dei sistemi di tutela e la sensibilità dei temi paesaggistici riteniamo che:

Gli impianti eolico industriali debbano comunque essere assoggettati a procedura autorizzativa di screening ambientale prima di essere ammessi alla procedura di VIA.
Non possano essere ammessi a VIA volontaria.
Qualora lo screening esprimesse un esito negativo rispetto alla fattibilità dell’intervento, non possano essere ammesse altre procedure valutative da parte di altri enti.
Le approvazioni di progetti di impianti eolico industriali possano avvenire esclusivamente in forma unanime fra gli enti coinvolti nei procedimenti valutativi.
Gli uffici che effettuano la Valutazione di Impatto Ambientale e quelli che rilasciano l’Autorizzazione Unica debbano essere separati.
Considerati i rischi speculativi, riteniamo infine che si renda necessaria:

La pubblicità dei dati anemometrici.
L’obbligo di rendere pubblici i dati PRIMA della costruzione dell’impianto ed il controllo a campione da parte della Pubblica Amministrazione di tali dati, per determinarne la sostenibilità nel medio periodo ed al possibile venir meno di qualsiasi incentivo, onde evitare i deludentissimi risultati in termini di produttività, molto discosti dalle promesse fatte dai proponenti, di diversi impianti realizzati in Italia. Impianti che diventano tuttavia estremamente redditizi esclusivamente a causa del sistema perverso dei certificati verdi.

La definizione di soglie di competitività.
In ore di vento/utile l’anno. A titolo di esempio, si potrebbero richiedere 1.750 ore per gli impianti in pianura e prossimi alle centrali dell’alta tensione e 2.000 ore per quelli da collocare sui crinali. Il mancato raggiungimento della soglia minima nel medio periodo (ad esempio ogni 5 anni) dovrebbe essere sanzionata oppure escludere l’azienda costruttrice dalle aste future.

L’accensione di fidejussioni.
Una fidejussione bancaria ventennale per la rimozione di tutti i manufatti dell’impianto (compresi i plinti di calcestruzzo) ed il ripristino dell’area dismessa andrebbe resa obbligatoria prevedendone l’importo in base ai costi correnti per scaglioni standard predefiniti a livello regionale secondo le dimensioni delle pale installate.

La Toscana oltrettutto deve essere considerata, per l’eolico, un’area appena marginale, nell’ambito di una tecnologia di efficacia energetica a sua volta marginale.



Sarebbe nostro desiderio che una nostra delegazione fosse ricevuta da codesta Amministrazione per portare una testimonianza personale del nostro acuto disagio e per offrire un modesto contributo al raggiungimento del bene comune.

Ringraziando della paziente attenzione riservataci e confidando nel recepimento delle nostre argomentazioni, porgiamo i nostri deferenti saluti e auguri di buone feste.

Maurizio Fiori
Portavoce per la Toscana della Rete della Resistenza sui Crinali (Coordinamento dei comitati dell’alto Appennino contro l’eolico industriale selvaggio).

Energia - e se invece di devastare si provasse a risparmiare? Guardiamo il Giappone..

riportiamo paro paro una notizia pubblicata da Green report, 22 luglio 2011, che dovrebbe indurre non solo i politici, ma anche gli amministratori a riflettere: prima di riempire i crinali di pachidermi costosi e devastanti come sono le torri eoliche, forse converrebbe fare due conti, per accorgersi che l'energia che producono si potrebbe bellamente risparmiare, con grande beneficio delle nostre tasche e dell'ambiente.
lv

Giappone, il risparmio energetico batte pure il nucleare
Nessun rialzo dei prodotti petroliferi dopo il terremoto/tsunami
di Alessandro Farulli

Che gli ambientalisti (e pure/persino Confindustria) abbiano ragione quando dicono che dal risparmio energetico si possono trarre benefici enormi sia in termini di costi che di impatti ambientali? La riflessione, provocatoria, viene leggendo quando riporta oggi il Sole24Ore nelle ultime righe di un articolo che riporta la notizia l'Aie ha fermato l'immissione sul mercato delle scorte petrolifere. Parlando di oli combustibili, si afferma che: «Pesa, oltre a una lieve flessione (rispetto alle attese) della domanda cinese, la "delusione" della domanda giapponese che si attendeva in forte rialzo sui prodotti petroliferi dopo Fukushima e dopo la decisione di non fare tornare immediatamente in funzione le centrali che escono dalla routinaria manutenzione ogni 13 mesi». Perché? «la disciplina del popolo nipponico e le strette regole sull'utilizzo dell'energia (negli uffici la temperatura minima di condizionamento è di 28 gradi centigradi) hanno deluso tutti i "lunghi" del dopo tsunami».
Un Paese energivoro come il Giappone con praticamente tutte ferme la sue centrali nucleari certamente utilizzerà più carbone, ma più di ogni altra cosa, sempre che la fonte del Sole sia attendibile, arriverebbe dal razionamento dell'energia
. E la sua economia, peraltro, è certamente in difficoltà visto che lo era prima del terremoto/tsunami e figuriamoci dopo, ma non ferma: Il surplus mensile - scriveva ieri il Sole24Ore - è ammontato a 70,7 miliardi di yen, in quanto le esportazioni - guidate dal recupero del settore automobilistico - sono aumentate del 5,4% rispetto a maggio, pur restando dell'1,6% inferiori al giugno 2010: anno su anno, insomma, il trend si sta invertendo visto che ad aprile si era registrato un -12,4% e a maggio un -10,3% (...).Le imprese giapponesi, insomma, stanno risolvendo prima del previsto i problemi alla catena manifatturiera insorti a marzo. Quello di cui ora si lamentano è soprattutto il superyen, considerato da molti investitori un bene-rifugio di fronte ai problemi finanziari europei e americani».
Siccome non crediamo ai miracoli e non vogliamo dire che la soluzione di tutti i mali sta nel risparmio energetico, segnaliamo comunque questo aspetto perché deve (dovrebbe) far riflettere un governo come quello italiano - non l'attuale perché ormai ci pare più di là che di qua - a investire in questo settore fondamentale per un Paese che importa la gran parte dell'energia che produce.

martedì 5 luglio 2011

Un appello del WWF per salvare i crinali del Casentino e del Fumaiolo da tre megaimpianti, per un totale di 36 torri da 180 metri!


Gli impianti verrebbero localizzati lungo il crinale che va dal Poggio Tre Vescovi a Mte Loggio a cavallo fra le valli del Senatello, del Marecchia e del Tevere a quote comprese fra i mt 1000 e 1100 di alt. Gli aerogeneratori saranno ben 36 (3 Verghereto, 11 Casteldelci, 22 Badia Tedalda) con altezza pari mt 128 e raggio del rotore di mt 52, (ossia con diametro massimo dello stesso di mt 104) . L’altezza di ciascuna torre eolica sarà pari a 180 metri!
Per ciascun aerogeneratore si prevede una potenza di 3,4 MW, per una potenza complessiva di circa 122.40 MW. Vi renderete conto quindi da questi dati che questo sarà uno dei progetti di eolico più devastanti dell'intero Appennino, che qui si aggiungerà peraltro al progetto già autorizzato sulla vicinissima Biancarda (13 torri poste a poco più di 2 chilometri in linea d'aria) e per il quale abbiamo già presentato ricorso. Si tratta di progetti localizzati nei limitati spazi aperti delle aree forestali di nostri crinali appenninici più ameni ed incontaminati e importanti corridoi di collegamento delle reti ecologiche che uniscono le aree protette dell'Appennino Settentrionale con quello Centrale.
Come già avvenuto per la Biancarda anche in questo caso sono convinto che il criterio della scelta dei luoghi sia dipeso unicamente dalla scarsa sensibilità e conflittualità (che scaturisce solo quando si vuole proteggere qualche area) delle popolazioni locali (costituite da un elevata percentuale di anziani) in gran parte del tutto disinteressate alle problematiche ambientali-conservazionistiche).
Gli aspetti ambientali di maggior pregio di questa zona sono offerti principalmente dalla varietà di habitat che vi sono rappresentati. In prevalenza si alternano fitti boschi di Cerro e di Faggio a spazi aperti governati a pascolo e foraggio. In questo contesto vi sono localizzate inoltre associazioni forestali di grande interesse vegetazionale per la presenza frequente dell'Agrifoglio in alcuni punti particolarmente ricca, isolati esemplari secolari di Faggio, inaspettati boschetti di Acero campestre con esemplari piuttosto vecchi, diverse specie di flora rara o protetta, oltre a sorgenti e acquitrini che ospitano popolazioni di anfibi e vegetazione idrofita di particolare interesse e valore biologico. Infine le praterie semi-naturali riscontrabili in particolare sul Poggio Tre Vescovi, La Montagna e Mte Loggio costituiscono un sito di particolare attrazione per le esigenze alimentari di varie comunità ornitiche, confermo infatti in base a dirette osservazioni una buona presenza di specie di rapaci diurni, fra i quali Gheppio, Lodolaio, Poiana, Sparviere, Falco Pecchiaiolo, Aquila reale (nidificante a pochi chilometri di distanza) e occasionalmente il Biancone, oltre a varie specie di passeriformi in preoccupante declino proprio perché legati a questo tipo di habitat, es. Tottavilla, Averla piccola, Ortolano, zigoli, Culbianco, Succiacapre ecc.
Pare che i termini per le osservazioni siano ormai estremamente ridotti (11 LUGLIO) quindi bisogna agire con tempestività presentandole alle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna (o alle province interessate).
Come WWF contiamo di elaborare un documento unico possibilmente in collaborazione con le 2 sedi regionali. Chiedo tuttavia alla Rete dei Comitati che si battono contro l'eolico industriale di divulgare l'appello a tutti quei soggetti interessati a contrastare questo tipo di progetto invitandoli a presentare anche loro qualche osservazione.
Vi ringrazio per la collaborazione.

Ivano Togni
Presidente WWF Cesena

Presso questo link della Regione Toscana é scaricabile la documentazione del mega-progetto di GEO Italia (società controllata dal gruppo tedesco GEO) del Parco Eolico "Tre Vescovi-Fresciano", che riguarda i comuni di Casteldelci (RM), Badia Tedalda (AR) e Verghereto (FC):
http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/ambiente_territorio/sviluppo_sostenibile/rubriche/visualizza_asset.html_387512114.html

giovedì 30 giugno 2011

Ariacheta news: giugno 2011

Per quanto riguarda l'impianto proposto a San Godenzo non siamo al corrente di alcuna novità.
Ma alcune news dal fronte eolico - ambientale, del mese di giugno ci paiono di particolare interesse. I commenti ciascuno se li faccia da sè.



Green Report, 8 giugno 2011:

Mugello, danni ambientali causati dalle grandi opere: questa volta a rischio è l'invaso di Bilancino

Il Mugello non ha pace. Dopo i lavori dell'Alta velocità ferroviaria che hanno causato molti danni al territorio, prosciugato le falde, inquinato fiumi e torrenti (è stato celebrato anche un lungo processo durato 4 anni finito con le condanna del Consorzio che operò in quel contesto), ora pare che la storia si ripeta.
In questo caso a finire sotto accusa sono i lavori alla terza corsia Bologna-Firenze e della Variante di valico. Si passa quindi dalla ferrovia alla strada ma la sostanza è la stessa: non si riescono a realizzare in modo compatibile con l'ambiente le grandi opere infrastrutturali viarie di cui il Paese ha bisogno. Nel mirino della Procura di Firenze alcuni dirigenti della Società Autostrade e delle imprese di costruzioni, ma i capi di imputazioni sono quelli già formulati in passato, sembra di ascoltare un disco rotto: gestione pessima dei rifiuti speciali (anche pericolosi) contenenti oli usati durante gli scavi (i cosiddetti oli disarmanti), discariche abusive, smarino abbandonato, torrenti inquinati da fanghi industriali con alta concentrazione di idrocarburi, acque di dilavamento dei cantieri non trattate, impianti di depurazione non efficienti e/o non dimensionati adeguatamente.
La magistratura farà il suo corso e vedremo se le accuse per i reati ambientali che hanno conseguenze penali saranno confermate. Comunque qualcosa è successo e quanto emerso al termine di un'inchiesta "silente" portata avanti dalla Procura con l'ausilio di Arpat non è roba di poco conto. Anzi se come è stato annunciato ad essere interessato dall'inquinamento è anche il lago di Bilancino, si profila un vero e proprio disastro ambientale. Pare infatti che attraverso torrenti immissari del lago, i fanghi contaminati siano arrivati all'invaso e depositati sul fondo. Oltre all'impatto su flora e fauna ci potrebbero essere quindi conseguenze anche per gli utilizzi antropici.
Ricordiamo che le acque dell'invaso sono balneabili e oltre a rifornire il Mugello, attraverso la Sieve, arrivano all'Arno e a Firenze dove sono utilizzate dal grande acquedotto dell'Anconella. Parte del sistema idrico della Toscana Centrale potrebbe essere messo a rischio per incapacità, disattenzione oppure come più probabile, per risparmiare sulle opere di mitigazione ed aumentare i ricavi, a spese del territorio e delle comunità antropiche ed animali che lo popolano. Federico Gasperini


Green Report, 16 giugno 2011:

Campiglia premiata per il mini eolico

Arrivando a Campiglia si vede che sopra il paese gira una pala eolica. E' un paese che assomiglia ad Archimede Pitagorico, con l'elica sopra il cappellino. Quella piccola pala eolica è una Libellula 55 prodotta a Prato da Aria srl e fatta installare da un privato che da molti anni abita a Campiglia.
La fase autorizzativa è stata celere perché il Comune ha rispettato pienamente le norme che semplificano la procedura e questa correttezza è stata sottolineata da Aria che si trova spesso di fronte Comuni che ostacolano il mini-eolico inventando procedure illegittime.
Questa correttezza del Comune, che presuppone anche condivisione per lo sviluppo delle rinnovabili, è stata valutata in modo positivo da Legambiente.
Legambiente ha infatti riconosciuto il comune di Campiglia virtuoso nelle Buone pratiche nella categoria Eolico nella classifica di Legambiente dei Comuni Italiani rinnovabili. Per questo motivo l'attestato di "Città del Vino sostenibile 2011" è stato consegnata al Comune di Campiglia dall'Associazione nazionale Città del Vino in occasione dell'assemblea nazionale svoltasi l'11 giugno a Selargius in provincia di Cagliari.
Un Comune con l'eolico sopra la testa non poteva passare inosservato e le città del vino hanno premiato un Comune che, finalmente, ha aiutato il mini-eolico.


Viadalvento, 19 giugno:

Uccelli, pipistrelli e pale: l’eolico e la biodiversità

Mark Lynas, autore di due libri sui pericoli dei cambiamenti climatici e consulente per la questione del Governo delle Maldive, pubblica sul suo sito un’analisi degli impatti dell’eolico sull’avifauna, riportando il parere di Clive Hamber, biologo conservazionistaal Dipartimento di Zoologia all’Università di Oxford:
Penso che le centrali eoliche siano potenzialmente il maggior disastro per i rapaci dai giorni delle persecuzioni dei cacciatori e penso che siano anche una delle più grandi minacce per i pipistrelli europei ed americani dalla dopo la deforestazione su grande scala. Gli impatti stanno già diventando seri per le aquile di mare in Europa, come è abbondantemente chiaro in Norvegia. Una centrale eolica, costruita nonostante l’opposizione degli ornitologi, ha decimato un’importante popolazione, uccidendo 40 aquile in cinque anni e 11 nel 2010. L’ultima grande otarda della Provincia di Cadice in Spagna è stata uccisa da un impianto eolico. Secondo la mia esperienza molti “verdi” negano del tutto questo tipo di impatti, o forse immaginano che questi uccelli e pipistrelli possano sopportare grandi riduzioni: ma non possono perché si riproducono lentamente. Fonte: Mark Lynas


vidalvento, 23 giugno:

Ancora un nibbio reale ucciso dall’eolico in Molise

Continuano le morti di nibbio reale nell’impianto eolico della Montagnola Molisana. 53 megatorri su un territorio che ospitava la popolazione più numerosa di nibbio reale e di poiana in Molise.
Con questo individuo siamo al terzo caso conosciuto. Quanti ne moriranno senza saperlo?


viadalvento, 24 giugno:

Con l’aumento delle dimensioni degli aerogeneratori aumenta il rumore a bassa frequenza

Uno studio di due ricercatori danesi, Henrik Møller e Christian Sejer Pedersen, del Dipartimento di Acustica dell’Università di Aalborg, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of the Acoustical Society of America, mostra come le componenti tonali a bassa frequenza emesse dagli aerogeneratori aumentino con l’aumentare delle dimensioni di questi ultimi.
I livelli di rumore a bassa frequenza all’interno (delle abitazioni) vicine variano a seconda dell’aerogeneratore, dell’isolamento della stanza e della posizione nella stanza. Se il rumore degli aerogeneratori studiati ha un livello di pressione sonora esterno ( con pesatura A) di 44 dB, (il massimo permesso dalla normativa danese), esiste il rischio che una parte sostanziale dei residenti verrà disturbata dal rumore a bassa frequenza anche in interno. Il limite danese notturno di 20 dB per il rumore con pesatura A nelle frequenza 10-160 Hz, che sia applica al rumore industriale, ma non agli aerogeneratori, sarà superato in molte stanze che sono vicine al limite esterno di 44 dB. I problemi sono molto ridotti con un limite esterno di 35 dB.
Gli aerogeneratori emettono infrasuoni (sotto la soglia dei 20 Hz) ma a livelli molto bassi considerando la sensibilità umana a queste frequenze. Anche vicino alle torri la pressione infrasonora è molto sotto la sogli di udibilità e l’infrasuono non è perciò considerato un problema con aerogeneratori delle dimensioni investigate nello studio. …
queste conclusioni sono basate su dati relativi a torri con potenza compresa tra 2,3 MW e 3,6 MW. Deve essere previsto che i problemi con il rumore a bassa frequenza aumenteranno con l’aumentare delle dimensioni delle torri.
Il livello di potenza acustica con pesatura A aumenta proporzionalmente alle dimensioni e anche in modo più che proporzionale. Di conseguenza torri più grandi impattano la stessa area o anche un’area più grande rispetto ad un numero maggiore di torri più piccole. Esistono differenza di molti decibel tra il rumore emesso da differenti torri delle stesse dimensioni, anche se dello stesso costruttore e modello. Non è pertanto fattibile effettuare calcoli precisi alla frazione di decibel e pretendere che funzionino nel mondo reale. Un margine di sicurezza deve essere incorporato nei calcoli in fase di pianificazione per garantire il rispetto dei limiti acustici. Esiste uno standard internazionale ma non è molto usato. Sotto certe condizioni atmosferiche (ad esempio inversione termica) il rumore può essere particolarmente fastidioso e, in particolare per la componente a bassa frequenza, propagarsi molto più lontao di quanto assunto. Sono necessari ulteriori studi su questi fenomeni. Fonte: Low-frequency noise from large wind turbines Journal of the Acoustical Society of America. Volume 129, Issue 6, pp. 3727-3744 (2011)
Henrik Møller and Christian Sejer Pedersen Section of Acoustics, Aalborg University, Fredrik Bajers Vej 7-B5, DK-9220 Aalborg Ø, Denmark

venerdì 25 marzo 2011

Appello per “un radicale ridisegno della strategia italiana per le rinnovabili finalizzata al 2020″

Pubblichiamo anche noi l'urgente e accorato appello rivolto al Governo e al Parlamento dalle associazioni ambientaliste che si oppongono alla vergognosa speculazione legata al sovrafinanziamento dell'eolico industriale:

«Assistiamo, nel settore delle energie rinnovabili, a uno spettacolo indecoroso e sconcertante. Incentivi generosissimi, i più alti al mondo, hanno determinato una vera e propria “corsa all’oro”, prima, nel settore dell’eolico, poi, nell’ultimo anno e mezzo, anche in quello del solare fotovoltaico.

A pagare sono tutti gli italiani, attraverso le bollette elettriche, mentre sono praticamente azzerati i fondi per la ricerca che, invece, in particolare per il fotovoltaico, sarebbero indispensabili.
La stessa Autority per l’energia ha documentato una crescita esponenziale degli incentivi, considerati tra i “più profittevoli al mondo”, rilevando un crescente fenomeno di speculazione. Per non parlare, poi, dell’esplodere di inchieste giudiziarie che hanno documentato il coinvolgimento della criminalità organizzata nel business delle torri eoliche e dei pannelli fotovoltaici. E’ il momento, dunque, di riprogettare dalle fondamenta l’intera strategia italiana per l’energia, nel quadro generale degli obiettivi strategici fissati dall’Europa e nell’orizzonte temporale che è il 31 dicembre 2020, non la fine di quest’anno e di quelli immediatamente a venire.
Se teniamo conto della rilevantissima discesa dei prezzi registrata negli ultimi 3 anni nel settore fotovoltaico, e del probabile andamento che seguirà, scegliere di installare grandissime quantità di pannelli tutti adesso, in pochissimi mesi, invece che in un arco di diversi anni, è un errore clamoroso. Dovremmo invece pianificare, da oggi al 2020, una crescita regolata, progressiva e più sostenibile di installazione di impianti fotovoltaici, in armonia con il parallelo calo dei prezzi che inevitabilmente arriverà e a salvaguardia del prezioso terreno agricolo, del suolo naturale ricco di biodiversità, dei valori paesaggistici da preservare.
Una strategia così orientata, fondata su basi di prudenza e sostenibilità, ci permetterebbe non solo di tenere in vita l’intera filiera del fotovoltaico da oggi al 2020, ma soprattutto di raggiungere, a fine 2020, i 30mila MegaWatt di potenza installata: una dimensione ben superiore rispetto ai modesti 8mila MegaWatt che il Governo ha fino ad oggi programmato.
Quanto poi all’eolico industriale, dovrebbe ormai essere evidente a tutti che per l’Italia questa tecnologia energetica dai pesantissimi impatti paesaggistico-territoriali rappresenta una scelta a dir poco infelice. Perché, come valuta Wind Power Barometer, l’osservatorio di settore della Comunità europea, l’Italia vanta in Europa la terza potenza eolica installata, ma è solo settima per produzione totale, e una pala eolica in Italia produce circa la metà di quanto produrrebbe se fosse installata in Irlanda o in Portogallo. Perché, come documentano gli Amici della Terra, l’apporto delle torri eoliche ai consumi finali di energia potrà al massimo essere del 2%… Ma a quale prezzo, in ogni caso, otterremmo questi davvero modestissimi benefici energetici?
Il turismo in Italia vale infinitamente di più rispetto a quanto potrebbero rendere alcune migliaia di torri eoliche. Perché l’Italia è un paese con poco vento, ma con il più importante patrimonio storico e artistico che esista al mondo, con il più alto numero di siti patrimonio dell’umanità per l’UNESCO, con le più importanti e spettacolari aree archeologiche del Mediterraneo.
Pensare di continuare ad innalzare migliaia e migliaia di mega-ventilatori d’acciaio, alti dai 100 ai 150 metri (più o meno come il grattacielo Pirelli…) sull’intera dorsale appenninica del Sud, nell’intero Molise, sugli altopiani siciliani o sardi affacciati sul mare, sulle magiche serre salentine oltre che sulle distese meravigliose di uliveti secolari punteggiati di castelli rinascimentali e di masserie fortificate o nel raggio di pochi chilometri da monumenti straordinari, di altissima rilevanza culturale, come Castel del Monte, la possente acropoli di Lucera, le aree archeologiche di Altilia-Saepinum e di Pietrabbondante, la Reggia di Caserta, i templi di Segesta e di Agrigento non è solo sbagliato, è anti-economico, anti-costituzionale, assolutamente irragionevole, forse criminale.

Per questo, chiediamo al Governo e al Parlamento:

1. di definire una strategia energetica nazionale che ci accompagni fino al 2020 e che assicuri più fondi per la ricerca e l’innovazione tecnologica e dia assoluto rilievo, oltre alla crescita dell’energia rinnovabile, anche al risparmio e all’efficienza energetica, da conseguire anche attraverso la bioedilizia e l’inizio di una politica di ricostruzione/rottamazione edilizia del patrimonio immobiliare post-bellico privo di qualità e di criteri antisismici;

2. di programmare l’uscita dall’eolico industriale e una riconversione dei relativi incentivi a vantaggio delle fonti rinnovabili di energia sviluppate in forme eco-sostenibili di autogenerazione diffusa (solare termico e fotovoltaico, geotermia, micro impianti eolici, ecc.) e della ricerca;

3. di fissare limiti all’installazione degli impianti fotovoltaici al fine di favorirne, in modo deciso, l’installazione sui tetti relativi a qualunque tipo di edificio, in particolare uffici, scuole, depositi, capannoni, fabbriche, distributori di carburante, parcheggi, ecc., o anche a terra nelle aree urbanizzate o industriali, e consentire l’installazione a terra, su terreni agricoli, solo di impianti di piccola taglia, al servizio dell’attività degli agricoltori per fini di auto-consumo, e, in parte, a integrazione del loro reddito personale.
Sarebbe possibile così rispettare, oltre che l’obiettivo strategico energetico fissato dall’Unione europea, finalmente i principi fondamentali della nostra Costituzione che all’articolo 9 proclama solennemente: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”.
»

Carlo Ripa di Meana, Italia Nostra, presidente sezione Roma

Oreste Rutigliano, Comitato Nazionale Paesaggio, segretario nazionale

Andrea Carandini, docente archeologia classica (Università Roma La Sapienza)

Vittorio Sgarbi, storico e critico d’arte

Vittorio Emiliani, Comitato per la Bellezza, presidente

Mario Pirani, giornalista

Giacomo Marramao, docente filosofia (Università Roma 3)

Oliviero Toscani, fotografo

Rosa Filippini, Amici della Terra, segretario nazionale

Carlo Alberto Pinelli, Mountain Wilderness, presidente nazionale on.

Maria Rita Signorini, Italia Nostra, cons. nazionale e Commiss. Naz. Energia

Emma Bonino, vice-presidente Camera

Marco Pannella, Partito Radicale Transnazionale, presidente

Elisabetta Zamparutti, deputato Camera dei Deputati

Sergio D’Elia, Nessuno tocchi Caino, segretario nazionale

Annamaria Procacci, animalista, già parlamentare dei Verdi

Stefano Allavena, Altura (Ass. tutela uccelli rapaci), presidente nazionale

Enzo Cripezzi, Lipu, coordinatore regionale Puglia

Pietro Bellasi, docente sociologia dell’arte a Bologna

Luisa Bonesio, docente Geofilosofia

Alberto Cuppini, portav. Rete resistenza sui Crinali, Emilia Romagna,

Maurizio Fiori, portav. Rete Resistenza sui Crinali, Toscana,

Giovanni De Pascalis, Italia Nostra, consigliere sezione di Roma

Nico Valerio, animalista, ecologista, Ecologia liberale

martedì 22 marzo 2011

UN MANIFESTO PER LE STRADE DI SAN GODENZO

Nelle settimane scorse il Comitato ha fatto affiggere nelle bacheche di San Godenzo un manifesto intitolato "Soldi o sordi?", con un testo che a noi sembrava abbastanza chiaro, ma che evidentemente ha dato luogo a qualche incertezza e dubbio. Per fugare ogni ambiguità sul significato della campagna, ne presentiamo sul blog la versione aggiornata, che è stata diffusa da tutti i comitati aderenti alla Rete per la Resistenza sui Crinali (consigliamo visitare il sito: reteresistenzacrinali).

mercoledì 1 dicembre 2010

Nasce la RETE DELLA RESISTENZA SUI CRINALI - per il coordinamento dei comitati contro l'eolico industriale sull'Alto Appennino

Bologna e Pontremoli, 29 Novembre 2010
 
Proprio in coincidenza con la trasmissione della rubrica Report di RAI 3 dal titolo "Girano le pale" (alla quale alcuni di noi hanno contribuito), abbiamo il piacere di annunciare che si è costituito il 
Coordinamento dei comitati dell'Alto Appennino contro l'eolico-industriale selvaggio. Si è deciso di chiamare tale coordinamento:
 
Rete della Resistenza sui Crinali
 
Ne fanno per il momento parte i seguenti comitati o gruppi di comitati già in essere, sorti in seguito alla proliferazione dei progetti per la costruzioni di sempre nuovi impianti sulle nostre montagne:
 
Monte dei Cucchi (San Benedetto val di Sambro BO)
Ariacheta (San Godenzo FI)
Alta valle del Sillaro (BO)
Monte Faggiola (Firenzuola FI)
La luna sul monte (Pontremoli MS)
Cisatel (Comitato Interregionale Salvaguardia Appennino Tosco Emiliano Ligure)
Prato Barbieri (Bettola PC)
Passo delle Pianazze Case INI (Farini PC)
Tutela paesaggio (PC)
 
Altri comitati sono in fase di costituzione oppure stanno valutando di unirsi al coordinamento.
 
Il ruolo principale della Rete della Resistenza sui Crinali è fare acquisire maggiore forza al movimento contro l'eolico industriale ed una rappresentanza unitaria nei confronti di politici, mezzi di informazione ed altre associazioni. La rete è costituita ormai da alcune migliaia di cittadini che rappresentano quel "qualcuno che sorvegli le incompetenze locali per evitare danni e sprechi" (per usare le precise parole della giornalista Milena Gabanelli di ieri sera) nell'attesa che alla tutela (prevista dalla Costituzione) del paesaggio, della salute umana, della salvaguardia della fauna, degli assetti idrogeologici eccetera, ma più in generale della nostra cultura e del bene pubblico, messo in pericolo dalla dimensione e dal numero stesso degli enormi aerogeneratori in una zona così vulnerabile come i nostri crinali, provveda chi ne dovrebbe essere istituzionalmente preposto o chi avrebbe obblighi statutari ad intervenire. 
 
E' sottinteso che non ci sono preclusioni di carattere politico. Le uniche preclusioni sono nei confronti di chi è favorevole all'eolico industriale.
 
La prima iniziativa sarà la richiesta, questa stessa settimana data l'urgenza, di un incontro con i consiglieri e gli assessori regionali dell'Emilia Romagna e della Toscana per conoscere lo stato dell'arte delle linee guida regionali sugli impianti eolici e per chiedere una piattaforma di confronto sull'elaborazione delle stesse in base alle criticità finora riscontrate nei progetti proposti o realizzati sulle nostre montagne. 
 
Sono stati nominati due portavoce del coordinamento (uno per l'Emilia Romagna e uno per la Toscana, per comprensibili motivi logistici e per le differenti legislazioni e realtà regionali).
 
Sono:
Alberto Cuppini di Bologna, per l'Emilia Romagna AlbertoCuppini@Alice.it  cell. 340 7821884 e
Maurizio Fiori di Pontremoli, per la Toscana. Maurizio.Fiori@Alice.it  cell. 339 8340814.
 
Terminiamo citando ancora la Gabanelli di ieri sera alla conclusione del servizio di Report che ha espresso al meglio il nostro comune sentire:
 
"E così il nostro patrimonio (quello che realmente non è sottoposto all'andamento del mercato perchè ce l'abbiamo soltanto noi), che è il nostro straordinario e unico Paese, LO STIAMO MASSACRANDO con sporco e pulito insieme. Per avere come risultato la bolletta più cara d'Europa. Sembra sempre che tutto avvenga a caso o per incompetenza e intanto furbi e criminali attingono a man bassa." 
 
Alberto Cuppini
Portavoce per l'Emilia Romagna della Rete della Resistenza sui Crinali.
Maurizio Fiori
Portavoce per la Toscana della Rete della Resistenza sui Crinali.