il Comitato Ariacheta aderisce alla RETE della RESISTENZA sui CRINALI

lunedì 29 giugno 2009

Resoconto del convegno a Castelnuovo ne’ Monti (RE) - AQUILA REALE: La situazione in Italia e in Europa



Dal Muraglione a Castelnuovo ne’ Monti un’aquila volando ci metterebbe forse un’ora, in linea d’aria sono circa 80 km; io invece di km ne ho dovuti fare 190, e di ore ce ne ho messe più di tre (consumando una trentina di litri di gas). Sono entrato nel teatro comunale mentre Laura Fasce parlava delle aquile nel settore occidentale delle Alpi. La sala era al buio, e nelle diapositive della sua presentazione ho riconosciuto le pareti del Monte Bianco e forse il Monviso. Subito dopo, allo scattare della pausa pranzo, mi sono diretto verso il moderatore che mi ha indicato quelle due o tre persone con cui avevo avuto contatti via mail.
Al buffet mi guardavo attorno, questi sono gli studiosi delle aquile, montagnini, quasi tutti, qualche donna anche, certo, mi sono detto, questa è gente che si arrampica sui picchi in tutte le stagioni per controllare, sorvegliare, tutelare. Parecchi giovani, pochi sopra i cinquant’anni.
Riprende la sessione: tocca a Ubaldo Ricci, Enrico Bassi, Jacopo Angelini, ciascuno di un parco e una regione diversi, ovvero Appennino settentrionale, Stelvio e Appennino Umbro Marchigiano. Ognuno presenta tabelle, dati, fotografie di montagne. Quanto lavoro, quanta attenzione. Da quello che capisco, la situazione non è affatto negativa, la popolazione dell’aquila reale è in crescita, o almeno stabile. Nelle foto, mi accorgo per inciso, non si vede nemmeno una pala eolica: i paesaggi sono splendidi, e appaiono incontaminati – con l’eccezione di qualche traliccio –in certi casi però i parchi sono riusciti anche a farli interrare. Imparo un sacco di cose sull’aquila, il suo territorio, i problemi legati alla sua riproduzione, all’alimentazione. Molto interessante, per un ignorante totale come me. Scopro che il Parco dello Stelvio ha realizzato una mostra itinerante sull’aquila, “Aquilalp”, e mi segno che devo suggerire agli amici del “nostro” parco delle Foreste Casentinesi di prenotarla, sembra molto interessante. Scopro che i principali nemici dell’aquila, oltre i bracconieri, che ormai sono pochissimi, sono gli elettrodotti e gli arrampicatori –posandosi sui tralicci restano fulminate, mentre spesso i secondi inconsapevolmente vanno a disturbare i nidi. Scopro che in determinate zone il parco può richiedere il divieto di sorvolo. Eh, che bellezza: cosa non si farebbe per tutelare la pace dei rapaci! Già, qualora non si scelga, con false legittimazioni di produzione energetica, di farli tagliare a pezzi dal’affilata ghigliottina delle pale di un impianto eolico (ecco una nuova denominazione, pronta per l’uso: “impianti tritavolatili”, come per dire: qual sia l’effetto secondario e quello primario dipende dal punto di vista, no?). Alla fine del suo intervento Angelini, tra gli elementi di rischio parla anche delle pale eoliche. È il primo a farlo, e il motivo è chiaro: gli altri relatori provengono da aree dove le pale non ci sono (so solo che nell’Appennino settentrionale si sta cercando di introdurre un impianto eolico nelle Apuane). Certo, perché nelle Alpi le pale non le costruiscono. Non ci hanno nemmeno provato. Angelini presenta il problema eolico succintamente, ma senza entrare nel merito, poi inizia il dibattito. Vengono poste un paio di domande, poi tocca a me. Grosso modo dico: “Mi scuso per l’intrusione, la mia non sarà una domanda ma un intervento, il più possibile breve. Vi porto il saluto di Carlo Ripa di Meana presidente del CNP e di Oreste Rutigliano, segretario generale. Il CNP non si oppone all’eolico in quanto preziosa fonte di energia rinnovabile, sia chiaro, ma combatte da anni contro la proliferazione indiscriminata di pale che, ahimè, non producono una quantità di energia apprezzabile, rivelandosi quindi una mera speculazione finanziaria legata ai certificati verdi, e provocando invece con la loro istallazione e il loro funzionamento un danno profondo su paesaggio, persone, animali e ambiente tutto. Sono qui perché poche settimane fa a un convegno sull’eolico organizzato dal Comitato Monte dei Cucchi a San Benedetto in Val di Sambro, in Romagna, dove una società (la municipale di Verona se non ricordo male) vorrebbe construire un impianto, ho incontrato Tinarelli, un vostro collega che ben conoscete, che in pochi minuti ci ha spiegato l’enorme rischio che le pale costituiscono per i rapaci residenti nell’area adiacente. Poiché abito a San Godenzo, piccolo comune adiacente al Falterona, dove hanno area di alimentazione due aquile reali, in merito delle quali è stato costituito un SIC (sito di interesse comunitario 039 del Muraglione per l’emergenza dell’aquila e del lupo) e lotto contro la costruzione di un impianto che prevede 14 pale da 155 metri sul crinale, eccomi a voi per rivolgervi un’esortazione. Perché potete fare molto per noi, perché il vostro parere può diventare un’arma, uno strumento per la difesa dell’aquila e dell’ambiente in Regione e a livello europeo. Tinarelli ha scritto un bozza di dichiarazione che denuncia il grande rischio cui saremmo esposti se questi impianti verranno costruiti sul crinale dell’intero Appennino, come pare sia intenzione dichiarata. Allora sarà praticamente inevitabile la decimazione e quindi l’estinzione di diverse specie di rapaci tra cui l’aquila reale in gran parte dello stivale. Sta raccogliendo firme tra addetti ai lavori, ornitologi e naturalisti, e noi vi esortiamo a sottoscrivere, e anche a mettervi in contatto con noi, www.viadalvento.org, oppure, nelle aree in cui operate, con i locali comitati di opposizione agli impianti eolici.” Più o meno, nel senso che questo è quello che avrei voluto dire e non so poi quanto chiaramente sia riuscito ad esporre, dovendo tralasciare molto altro per ragioni di tempo e mia inettitudine oratoria. Dopo di me riprende la parola Jacopo Angelini, che ricorda come già gli ornitologi anni orsono si siano espressi in tal senso (lui stesso mi aveva fornito il testo della risoluzione di Avocetta), arricchendo il mio intervento di dati sui rischi per i migratori. Dopo ha preso la parola Kent Ohrn, relatore svedese esperto di aquile, pregandomi di avvicinarlo a fine convegno, perché voleva spiegarmi e darmi ragguagli e contatti sui nostri analoghi in Svezia. Fatto, grazie. Lo stesso ha fatto Dobromir Domuschiev, parlando dei rischi delle pale per le aquile nei Balcani, e soprattutto sulle rotte dei migratori in riva al mar Nero, dimostrando come la preoccupazione per le pale industriali sia viva in tutta europa.
Quindi ha chiesto la parola Aldo Anzivino, del CAI, che ha riportato il discorso sulle pale a San Godenzo, fornendo altri ragguagli, e finalmente ho avuto occasione di ringrazionarlo a nome del mio comitato dell’Ariacheta, per la splendida e chiara relazione che ha presentato in Regione, insieme a Marco Bastogi, entrambi membri della Commissione centrale per la tutela dell’ambiente montano del CAI (TAM). Dopo un altro paio di interventi è poi partita la proiezione di un filmato di Marco Andreini e di una serie di diapositive di Michele Mendi e Mario Pedrelli sull’aquila. Imparo a conoscerla, il suo sguardo penetrante, il suo aspetto fiero e possente, anche mentre dilania la carcassa di un leprotto. A casa guarderò più spesso per aria, cercando il suo volo sovrano.
A conclusione, sia l’assessore del comune di Castelnuovo, in vece del sindaco, sia il direttore dell’ospitante Parco Nazionale dell’appennino Tosco-emiliano, Fausto Giovanelli, hanno ribadito la massima attenzione verso le pale, e l’intenzione di tenerle lontane dal crinale e quanto meno dal Parco. Insomma, per quanto mi riguarda sono uscito provando grande soddisfazione, vedendo che almeno qui qualcuno ci prende in considerazione, e ancora una volta si è riaffacciata la speranza è che forse non è detta l’ultima parola, e qualcosa ancora si possa fare. E quindi: la mia proposta, che mi riservo di elaborare e sottoporre a breve, la lancio qui, ora, dalle colonne di viadalvento, alla Lipu ma anche a tutti gli amanti della montagna e dei veleggiatori (penso almeno a WWF, MW, CAI, ALTURA): è quella di curare – insieme – un’agile pubblicazione graffettata in cui si raccolgano i dati e gli studi già esistenti sul rischio che gli impianti rappresentano per l’avifauna (ci sono anche i chirotteri, ovvero i pipistrelli, e il problema è altrettanto serio e ben documentato), da diffondere largamente a tutti gli amanti della natura, della montagna e dei suoi alteri abitanti. Spero in un interessamento di Danilo Mainardi, presidente onorario della Lipu. e già ora mi sento di ringraziare la Lipu e il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emilano per il lavoro fatto.
Ancora una sorpresa: tornato a casa guardo le foto che avevo scattato a un rapace che volteggiava davanti alla finestra del mio studio, circa un mese fa. Guardatelo, riconoscetela, qui e sopra: chi mi sa garantire che se costruiranno le pale ci sarà ancora?
l.v.

giovedì 25 giugno 2009

convoglio trasporto pale provoca ingorgo a Roncobilaccio

Poco fa abbiamo ricevuto una telefonata da Mariarita Signorini che ci informa di un ingorgo totale sull’autostrada a Roncobilaccio, con code di un’ora, polizia e traffico in tilt, per un convoglio di mezzi speciali per il trasporto di tre pale (o bracci di pale, non è chiaro). Che bello!, EVVIVA! finalmente molti automobilisti hanno avuto modo di VERIFICARE con mano cosa sono le pale, e come funziona il trasporto (il montaggio ve lo racconteremo appena ce lo segnalerà qualcuno!).
L’amico che ha avvisato Mariarita si è immediatamente convertito alla nostra causa – forse ha intuito che razza di disastro ecologico comporta lo spostamento di questi mastodonti grossi come razzi.
Agli amici dell’Ariacheta immaginare ora come il convoglio uscito dall’autostrada attraverserebbe il Mugello, risalirebbe la valle di San Godenzo fino quasi al Muraglione, come gli si debba preparare una simpatica pista sterrata sui ripidi pendii del crinale, fino alla piazzola di posizionamento. La fine del mondo si avvicina, dice Nostradamus, ma forse qualcuno sta cercando di anticiparla...
grazie Mariarita!
l.v.

sabato 27 giugno convegno internazionale: AQUILA REALE, LA SITUAZIONE IN ITALIA E IN EUROPA.

pubblichiamo il COMUNICATO STAMPA
(per il programma dettagliato della giornata: www.lipu.it)

L’evento è organizzato a Castelnovo ne’ Monti (RE) dalla LIPU, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dal Parco Nazionale Appennino Tosco-emiliano

Si terrà sabato 27 giugno a Castelnovo ne’ Monti, in provincia di Reggio Emilia, una giornata di approfondimento sullo stato di conservazione dell’Aquila reale in Europa e in Italia.

L’iniziativa, organizzata dalla LIPU, dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e dal Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano, vedrà alternarsi al Teatro Bismantova, dalle ore 10, esperti italiani e stranieri per capire come sta l’Aquila reale a livello continentale e italiano.

Durante i numerosi interventi si parlerà della situazione di questa specie anche a livello più locale italiano, a partire dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano (dove il monitoraggio dell’Aquila reale è affidato alla LIPU) per arrivare al Parco Nazionale dello Stelvio e alla situazione della specie nel settore occidentale alpino, nell’Appennino settentrionale e in quello umbro-marchigiano.

Nel pomeriggio, dopo gli interventi, saranno proiettati alcuni filmati sull’Aquila reale di Marco Andreini e Michele Mendi.

La giornata, la cui organizzazione è curata da Mario Pedrelli, Delegato LIPU Sezione di Parma e responsabile del monitoraggio dell’Aquila reale nel Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, sarà introdotta dai saluti del Senatore Fausto Giovanelli, Presidente Parco nazionale Appennino tosco-emiliano, del Presidente Onorario LIPU e professore ordinario all’Università Ca’ Foscari di Venezia Danilo Mainardi e da Gabriella Meo, Assessore Parchi e biodiversità della Provincia di Parma.

Tra i relatori interverranno Marco Gustin (responsabile Specie LIPU), Kent Ohrn (che parlerà della situazione nel sud della Svezia), Dobromir Domuschiev (focus sui Balcani), Paolo Fasce e Laura Fasce (settore occidentale alpino), Ubaldo Ricci (Appennino settentrionale), Enrico Bassi (Parco Nazionale dello Stelvio) e Jacopo Angelini (focus sull’Appennino umbro-marchigiano). I lavori verranno conclusi da Gianluca Marconi, sindaco di Castelnovo ne’ Monti.


Parma, 12 giugno 2009

martedì 23 giugno 2009

Le linee guida del WWF sugli impianti eolici. Importanti osservazioni di Alessandro Rossetti

Amici dell'Ariacheta,
abbiamo ricevuto una mail da Alessandro Rossetti (WWF - Marche) che ci è sembrata di grande importanza perché evidenzia uno dei punti critici della lotta agli impianti eolici industriali: il meccanismo per cui se da un lato la sua (come forse altre) associazione ambientalista si schiera contro questi impianti quando non rispettano certi parametri, dall'altro poi non interviene per verificare questo rispetto.
Noi dell'Ariacheta ci teniamo a sottolineare che siamo molto grati agli amici del WWF, che sono intervenuti fin dall'inizio a nostro fianco, e ci hanno davvero aiutato in tanti momenti di riflessione. Per questo vogliamo incitarli a riflettere tra di loro, e anche con noi, per acquistare maggiore incisività e determinatezza, per condurre a buon fine la comune battaglia contro le pale! Ecco le parole di Rossetti ( abbiamo dovuto sostituire il sottolineato originale con il grassetto):



Cari amici,
riguardo il documento "EOLICO E BIODIVERSITA' - linee guida per la relizzazione di impianti eolici in Italia" mi permetto di fare alcune considerazioni, con particolare riferimento alle Carte delle aree potenzialmente compatibili con l'installazione di impianti eolici industrali. Non entro nel merito sulla scelta del WWF Italia, peraltro in linea con gli indirizzi internazionali, di sostenere lo sviluppo dell'eolicio industrale in Italia: in proposito mi limito ad evidenziare che la sostenibilità ambientale di tale scelta non è però affatto scontata, come evidenziato anche da autorevoli ambientalisti ed esperti del settore (tra cui cito Maurizio Pallante) e avrebbe meritato una più approfondita riflessione da parte delle associazioni ambientaliste.
Entrando invece nel merito delle Carte delle aree potenzialmente compatibili, segnalo che ALCUNI PUNTI NON RISULTANO COERENTI CON LE NORME VIGENTI. In particolare, il documento prevede, tra le AREE PRECLUSE, le "Zone A e B previste dai piani di gestione delle aree protette in base all'art. 12 della della L. n. 394/1991"; in tal senso, quindi, la realizzazione di impianti industrali per l'energia eolica sarebbe consentita nelle zone C e D del Piano per il Parco. Il citato art. 12 prevede, tuttavia, che nelle zone C (aree di protezione) "in armonia con le finalità istitutive ed in conformità ai criteri generali fissati dall'Ente parco, possono continuare, secondo gli usi tradizionali ovvero secondo metodi di agricoltura biologica, le attività agro-silvo-pastorali nonché‚ di pesca e raccolta di prodotti naturali, ed è incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità", mentre, nelle zone D (aree di promozione economica e sociale) "[...] sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del parco e finalizzate al miglioramento della vita socioculturale delle collettività locali e al miglior godimento del parco da parte dei visitatori. E' evidente, quindi, che l'eventuale inserimento di impianti industrali (quali sono quelli eolci di medie e grandi dimensioni) può essere valutato ESCLUSIVAMENTE NELLA ZONA D, previa attentissima valutazione di compatibilità con le finalità del parco. Va inoltre considerato che questo indirizzo del WWF NON E' APPLICABILE ALLE AREE PROTETTE NON DOTATE DI PIANO PER IL PARCO, che rappresentano la stragrande maggioranza di tutte le aree protette.
Inoltre, non deve essere dimenticato che tra le principali finalità di cui all'art. 1 della L. n. 3941991 vi è la CONSERVAZIONE DI VALORI SCENICI E PANORAMICI. A tal fine, e in considerazione che non sono ancora quasi mai state istituite le AREE CONTIGUE di cui all'art. 32 della stessa legge, sarebbe opportuno, in coerenza anche con il principio di precauzione, individuare aree precluse agli impianti eolici anche nelle aree limitrofe alle aree protette.
Anche per quanto riguarda le ZPS, sebbene il DM del 17/10/2008 fa salvi i progetti precedentemente presentati, riterrei più coerente, in via prudenziale, che il WWF indichi la preclusione delle ZPS dalla realizzazione di tutti i progetti di impianti eolici medi e grandi.
Un'ultima considerazione riguarda, infine, il livello di recepimento di tali linee guida. E' infatti evidente che, sebbene, come abbiamo visto, tali linee guida non risultino particolarmente restrittive, sono ben lungi dall'essere applicate nei progetti realizzati o in fase di approvazione. E', ad esempio, il caso delle Marche (che conosco meglio) dove i progetti di grandi centrali eoliche (circa 13) si concentrano tutti (o quasi) all'interno di una AREA PRIORITARIA e con densità ben superiori a quella massima indicata di 20 pale per 100 Kmq e con distanze, tra gli impianti, ben inferiori a 10 Km. Inoltre, la Regione sta approvando anche progetti in ZPS benché abbiano il parere negativo sulla Valutazione di incidenza e non favorevole da parte dell'ISPRA. Lo stesso documento del WWF ammette che "nel complesso la Regione Marche ha una buona impostazione metodologica e filosofia ma in definitiva gli atti garantiscono molto meno rispetto i valori di biodiversità di quelli di altre regioni [...]".
Consentitemi, allora, di chiudere con la mia personalissima opinione che le linee guida servono a ben poco se non sono affiancate da una attenta attività di verifica sui progetti in fase di approvazione e di efficace contrasto ai casi, come nelle Marche, che si discostano palesemente da esse.

Saluti a tutti,

Alessandro Rossetti

mercoledì 17 giugno 2009

Solidarietà e sostegno al Sindaco di Volterra!

sul sito www.viadalvento.org nella pagina odierna potete trovare pubblicato il comunicato stampa congiunto di Italia Nostra, CNP e Mountain Wilderness (a cui ci siamo aggiunti anche noi)
"LODE A CHI ONORA LA PROPRIA TERRA"


siccome poi si vorrebbe davvero fare concretamente qualcosa, abbiamo inviato al sindaco questa mail:

Egregio Sindaco,

Le scrivo a nome di un comitato di cittadini di San Godenzo (zona dell'Aquacheta, sul crinale appenninico tra Firenze e Forlì) che si batte per impedire la costruzione di un impianto eolico industriale all'interno di un SIC.
Brevemente: vogliamo esprimerLe davvero tutta la nostra ammirazione e solidarietà, come avrà appreso dal comunicato congiunto delle associazioni, e offrirLe quindi tutto il sostegno di cui saremo capaci.

In particolare vorremmo invitarLa a indire a breve termine, prima della - o forse alla - scadenza del Suo mandato, una festa cittadina per la "liberazione dall'eolico industriale". Abbiamo diversi amici musicisti che crediamo sarebbero felici di partecipare, e una tale manifestazione, anche senza palco, ma semplicemente muovendosi in corteo per il centro cittadino, oltre a diventare un momento di gioiosa partecipazione potrebbe diventare un piccolo esempio per l'intero paese, e lasciare il segno in questa difficilissima lotta per l'ambiente e il paesaggio.

Molte cordialità e grazie ancora per quello che ha fatto

l.v. per il Comitato dell'Ariacheta

sabato 13 giugno 2009

Prossimo appuntamento dell’Ariacheta: 18 giugno, Casoni di Romagna, visita a Piero Romanelli - ora con le indicazioni precise!

L’appuntamento è per il 18 giugno, giovedì, nel pomeriggio, per assistere alle riprese della prossima opera di Azzini, una video-intervista con Piero Romanelli lo sventurato amico di Casoni di Romagna che ormai tutti conoscete, il quale racconterà davanti alla macchina da presa la sua tristissima vicenda (gli hanno costruito le pale a 450 metri dal capo, con tutto quel che ne consegue). Invochiamo la protezione di Olmi, Pasolini, Testori, Zanussi e Kieslowski, che ci assistano nel realizzare questo lavoro... Piero invita tutti gli amici dell’Ariacheta a passare a salutarlo, e aggiunge che se ciascuno porta qualcosa da mangiare poi si banchetta tutti insieme nell’aia. Qua sotto le informazioni dettagliate su come arrivarci.

Cari amici, così come diceva Luca, chi vuole può venire a casa nostra senza problemi, siete tutti benvenuti.
Disponiamo di un ambiente ancora in ristrutturazione dove è possibile (se qualcuno avesse l’esigenza di partire il giorno dopo) di dormire con spirito di adattamento portandosi una stuoia e un sacco a pelo.

Come arrivare :
IN AUTOSTRADA
Uscita BO S.Lazzaro, poi prendere la Via Emilia direzione Rimini, percorsi 7/8 Km. a destra per la Valle Idice dritto fino a Monterenzio. Proseguire fino a Bisano poi a sinistra x Sassoleone ; dopo 5 Km. A destra Via Casoni di Romagna (qui ci sono i cartelli dell’impianto eolico) ; 2 Km. E siete arrivati

Per gli amici di San Benedetto Val di Sambro, quando si è a Loiano prendere per Monterenzio; a Bisano a destra (x Sassoleone) dopo 5 Km. a destra (cartelli impianto eolico) poi 2 Km. In Via Casoni di Romagna 1.
Dopo 7/8 pale arrivate ad un bivio, tenete la sinistra, c’è un rettilineo con di fronte un cimiterino, siete arrivati.
Il mio tel. È 0542 – 97674 e cell. 348 – 5437565.

Ci sentiamo presto
PIERO ROMANELLI

Ariacheta News: Solidarietà a Volterra - Il video “Noi ci siamo già” di Francesco Azzini

Il comitato esprime la propria solidarietà al sindaco di Volterra, che ha vietato l'innalzamento di impianti eolici sul territorio della città. Siamo contenti che qualcuno finalmente agisca in maniera netta, ma ci riserviamo di studiare meglio il decreto. Se verranno indette manifestazioni di sostegno diamo fin d'ora la nostra adesione.

Francesco Azzini, in arte Hazzini (www.cortomobile.it, www.hulot.it e www.hzmovie.net) videomaker e regista fiorentino ben noto a chi frequenta le rassegne di corti e videoarte, ha consegnato al comitato copia del suo documentario “Noi ci siamo già” (HDV, 20 min), in cui racconta la minaccia che incombe sulla ventennale scelta di Gimmi e Simona della Greta, nell’alta valle dell’Aquacheta, sotto il monte Lavane, uno dei poderi più minacciati dalle pale. Girato in aprile, il video è arrivato secondo al Premio giovani filmaker 2009 intitolato “L’uomo e il suo destino” e indetto dal celebre Circolo culturale San Fedele di Milano – nonché una menzione speciale da parte dei curatori. Per richiederne copia rivolgersi direttamente a Hulot, non all’Ariacheta.