lunedì 17 dicembre 2012
BUON NATALE A TUTTI?!?
venerdì 14 settembre 2012
ANEV, quante palle!!!
Ve lo ritagliamo qui sotto, premurandoci di ricordare che il sig. Mannheimer (al soldo della grande e potente ANEV, associazione dei COSTRUTTORI delle pale eoliche) aveva già più di un annetto fa presentato i risultati di una sua ambiguissima ricerca (se ne era parlato) secondo cui chi abita sotto le pale è - niente meno - contento.
Fossimo il Vernacoliere, si direbbe che le massaie le pale le usano per stenderci il bucato. Ma se vogliamo restare seri ci chiediamo: come mai in TUTTO IL MONDO sorgono questi comitati di rompipalle, che avviano impegnativissime e costose azioni legali contro il disturbo, e per far togliere le pale? Probabilmente facinorosi e teppisti mossi da non si sa bene queli oscure motivazioni (già: chi glielo fa fare?). Vabbe', in questo paese vige la libertà di espressione (per chi ha i soldi), ma far passare il nero per bianco sembra davvero eccessivo. Adesso le pale sarebbero silenziose... (e si guardano bene dal citare i dati tecnici sul rumore prodotto, furboni che sono!)
Proponiamo come antidoto a tante idiozie alcune righe tratte un articolo tedesco (http://www.windwahn.de/index.php/news/gerichte/enercon-e-82-pulsed-noise) segnalato e tradotto da Marco, che invece contengono una importante e interessante novità - il riconoscimento del RUMORE A IMPULSI (un piccolo passettino in avanti verso una normativa più attenta?):
Enercon, il più grande d'Europa produttore di turbine eoliche, ha un problema: la decisione della Corte d'appello bavarese a Monaco di Baviera sulla turbina eolica di Kienberg afferma che il modello di turbina E 82 della Enercon emette rumori a impulsi. Pertanto a ogni livello sonoro misurato con gli strumenti devono essere aggiunti 3 (tre) decibel.
Questa aggiunta (di decibel) potrebbe seriamente mettere in discussione qualsiasi sito eolico in prossimità delle abitazioni. Come precedentemente segnalato, la 27-esima Divisione Civile della Corte di Appello bavarese ha stabilito l'esistenza del rumore impulsivo e dato ragione agli oppositori della turbina eolica in Kienberg (Baviera).
ed ecco infne le prodezze dichiarate da Togni e compari (http://www.adnkronos.com/IGN/Speciali/Eolico/Laccettabilita-sociale-delleolico-e-vicina-all82-piace-soprattutto-a-chi-ci-convive_313672217407.html) - vergognoso tutto, ma in particolar modo la coda sullo sterminio degli uccelli, un dramma ecologico poco visibile ma molto rilevante:
Roma, 7 set. - (Adnkronos) - Si sente spesso parlare dell'eolico come 'nemico' dell'ambiente: rovina il paesaggio, crea problemi all'avifauna e all'agricoltura. Ma è veramente così? Secondo il presidente dell'Anev, l'Associazione nazionale energia dal vento, siamo di fronte "ai falsi miti del nostro mondo" e lo dimostra il fatto che "non ci sono impianti eolici che abbiano subito un'opposizione territoriale tanto da non realizzare la costruzione".
La polemica, dunque, commenta all'Adnkronos, "è più ideologica e poco legata al territorio come dimostra anche una recente indagine realizzata dall'istituto Ispo, guidato da Renato Mannheimer, secondo cui l'accettabilità sociale dell'eolico è vicina all'82%". Un dato che "sostanzialmente è rimasto invariato negli anni". E non solo: "l'indagine dimostra anche che l'accettabilità cresce nelle popolazioni che vivono vicino a questi impianti". Secondo Togni, dunque, "la polemica forte non nasce dal territorio ma da alcuni signori molto rumorosi, come ad esempio Vittorio Sgarbi" che da anni, ormai, dichiara guerra alle pale eoliche. Tra le accuse mosse all'eolico c'è sicuramente anche la rumorosità: "è vero che gli impianti sperimentali, all'inizio del 2000, avevano una rumorosità maggiore ma oggi non è più così. Le macchine moderne, che rappresentano il 99,5% dell'installato del mondo, non sono affatto rumorose. Crea molto più problema il traffico in città". Quanto ai problemi legati all'avifauna, purtroppo, spiega Togni, "gli uccelli si scontrano spesso su tutte quelle che sono le infrastrutture create dall'uomo. Secondo un'indagine della Commissione Europea, tra i responsabili troviamo al primo posto le autostrade mentre l'eolico è quasi irrilevante". Nonostante ciò, "come associazione abbiamo istituito insieme a Legambiente un osservatorio nazionale sull'avifauna che è partito lo scorso anno e a breve presenteremo i primi risultati". L'obiettivo, spiega il presidente Togni, "è avere il minor impatto possibile. Per questo i nostri associati sono tenuti ad evitare di installare impianti dove è presente fauna selvatica di pregio o rischio di estinzione". A fine 2011 la potenza installata ammonta a 7000 Mwatt "e sono 6879 le pale eoliche in Italia".
Che dire? Invitiamo il signor Togni a presentarsi al convegno di Acquapendente (VT), il 29 settembre, organizzato dal Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.
Vedremo se saprà convincerci.
LV
mercoledì 18 luglio 2012
Associazioni, Comitati e cittadini della Toscana vorrebbero che il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi rispondesse ad alcune semplici domande
giovedì 28 giugno 2012
15 giugno, Regione Toscana: una losca manovra di Rossi
Si tratta di un atto grave che con un colpo di mano, per altro in nessun modo motivato, elimina uno dei pochi controlli ancora esistenti sul territorio, lascinado mano libera agli interessi delle grandi cordate che operano nel settore delle opere pubbliche.
Tutta la nostra solidarietà a Fabio Zita, il funzionario dell'Ufficio Via di cui negli anni abbiamo imparato ad apprezzare la trasparente integrità, e all'amica Mariarita Signorini di Italia Nostra, che con incessante energia da anni continua a denunciare le losche manovre dietro cui si celano gli speculatori del territorio.
Con delibera del 15 giugno, il governatore compie il "piccolo
golpe" (secondo la definizione di Italia Nostra e ComitatonotunnelTav che
denunciano l'accaduto) e avoca a se stesso le deleghe
Firenze - Cosa succede in Regione Toscana?
Qualcosa che Italia Nostra Firenze giudica "un piccolo golpe". E sono Maria Rita
Signorini, del direttivo nazionale dell'associazione ambientalista, insieme a
Tiziano Cardosi, esponente del ComitatonotunnelTav, a fare emergere la delibera
del 15 giugno con cui il presidente Enrico Rossi toglie all'assessorato
all'ambiente e riserva a se stesso le competenze su Via (valutazione d'impatto
ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica) "peraltro – come
aggiungono Signorini e Cardosi – senza alcuna motivazione".
"E' inquietante perché avviene all'indomani delle dichiarazioni
dello stesso presidente sull'assoluta necessità di procedere con le "grandi
opere" infrastrutturali che interessano massicciamente la Regione, a partire dal
nefasto progetto di sottoattraversamento fiorentino di Tav – spiega la nota
congiunta - non vorremmo che quella dichiarata necessità comportasse lo
svuotamento degli strumenti di controllo e valutazione dei progetti, fra cui
appunto la Via e la Vas".
Ma non basta, come spiegano Signorini e Cardosi. "Nello stesso
momento voci fondate e sempre più insistenti parlano dell’avvenuta rimozione del
Responsabile del Settore regionale competente per la Via, per destinarlo ad
altro incarico". Insomma, quello che preoccupa l'associazione ambientalista e il
ComitatonotunnelTav, è la "desertificazione" che di fatto "sembra essere
praticata in una postazione così importante, che svolge un controllo su permessi
fondamentali per assicurare la sostenibilità delle opere sottoposte a giudizio
degli esperti". E la polemica è inevitabile: fra le cause della decisione del
governatore, i dubbi espressi da Signorini e Cardosi energono chiari. "Forse
applicare le leggi e quegli strumenti di controllo e valutazione, costituiva un
"ostacolo" agli appetiti cementizi? - attaccano - non sarà perché, ad esempio,
con un atto esemplare, basato su pareri tecnici di Arpat e Ministero, il Settore
Via ha dato parere negativo all'utilizzo alla miniera di Santa Barbara del
materiale scavato dalla talpa (Monnalisa) classificato come rifiuto? Questa
classificazione rende impossibile l'inizio dello scavo delle gallerie
fiorentine, dimostrando la falsità delle dichiarazioni di tutti quelli che
vogliono questo progetto ad ogni costo (dall'AD delle ferrovie Mauro Moretti,
all'ex ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, all'ex assessore regionale
e attuale responsabile del PD per le infrastrutture e consigliere del Fondo F2i
Riccardo Conti, fino al presidente regionale). Purtroppo i fatti denunciati,
privi di alcuna motivazione, autorizzano domande inquietanti, a cui chiediamo
una risposta".
E di fronte al fatto compiuto, Italia Nostra parla di un vero e
proprio "piccolo golpe": in realtà, si tratta di una competenza propria del
presidente, anche se, vista la delicatezza eell'argomento, forse sarebbe stata
auspicabile una decisione più ... "condivisa".
E dunque? Tutto, per Italia
Nostra e per il Comitato NotunnelTav rimane affidato al consiglio regionale, di
cui si auspica "un sussulto di orgoglio perché fermi questo vergognoso tentativo
di annullare ogni controllo democratico e amministrativo".
©
STAMPTOSCANA
Tav, Rossi esautora Bramerini e dirigente Valutazione ambientale. De
Zordo: "Tutele troppo invadenti per il presidente ambientalista del
fare".
E dunque? Tutto, per Italia Nostra e per il Comitato NotunnelTav rimane affidato al consiglio regionale, di cui si auspica "un sussulto di orgoglio perché fermi questo vergognoso tentativo di annullare ogni controllo democratico e amministrativo".
26 Giugno 2012 11:14
Alta velocità Tav, Rossi esautora Bramerini e dirigente Valutazione
ambientale.
De Zordo: "Tutele troppo invadenti per il presidente
ambientalista del fare".
Il presidente regionale Enrico
Rossi sta mostrando un decisionismo muscolare in materia di "grandi opere" che
ci suscita più di un allarme. Prima fa le distinzioni fra ambientalisti "buoni"
(lui) e "cattivi" (chi si oppone a un inceneritore, una autostrada, un
supertunnel), con una logica del "fare" che prescinde dal merito delle opere e
delle motivazioni. Poi, individuando nelle "grandi opere" il motore del futuro
regionale, si lamenta che queste vadano troppo a rilento, e sprona tutti ad
affrettarsi.
Passando dalle parole ai fatti, con un decreto del 14
giugno, che non riporta alcuna motivazione, toglie la competenza in materia di
Valutazione di Impatto Ambientale e di Valutazione Ambientale Strategica a chi
ne è naturale depositario, l'Assessore all'Ambiente Bramerini, per riservare a
se medesimo l'onere e l'onore di occuparsi direttamente della
questione.
Infine rimuove, secondo notizie fondate, il dirigente
regionale del settore Valutazioni ambientali, per sostituirlo non si sa con chi.
Non è dato conoscere neanche in questo caso le motivazioni di un avvicendamento
improvviso e inspiegabile. Evidentemente qualcosa non andava. Il dubbio che ci
coglie, vedendo tutto l'insieme, è che quello che non piaceva al presidente
Rossi fosse un sistema di regole, di tutele e di valutazioni evidentemente
troppo invadente per il suo ambientalismo, più attento al "fare" che
all'ambiente.
Il dubbio è che meno si scava (nei progetti, non nei
tunnel) e meglio è, che l'importante è aprire cantieri, senza tanti "lacci e
lacciuoli". Hai visto mai che su certi terreni Rossi e Renzi, che sono ormai
come cane e gatto, sono in realtà più vicini di quanto non si
pensi
Gruppo Misto Regione Toscana
Comunicato del 27/06/2012
martedì 20 dicembre 2011
Lettera ai Ministri sull'incentivazione all'eolico
(la riportiamo integralmente, perché è anche un importante aggiornamento sulla situazione e sui nuovi equilibri che si stanno delineando)
Alla cortese attenzione di:
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti;
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze
Roma 16 dicembre 2011
Signori Ministri,
Scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 - 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione. Noi crediamo che, nell’attuale congiuntura economica, la modifica del sistema incentivante debba obbligatoriamente tener conto di alcuni fattori:
- Anche se non riguardano la materia fiscale, gli incentivi alle fonti rinnovabili sono a carico dei contribuenti italiani e delle imprese nazionali nella loro veste di consumatori-utenti: è opportuno dunque che rispondano a criteri di equità e congruità.
- nel caso dell’eolico e del fotovoltaico gli incentivi, rappresentano un enorme fiume di danaro proveniente dai contribuenti italiani, che prende la via dei paesi produttori e delle multinazionali".
- l’eccesso d’incentivi a queste due fonti ha penalizzato, nei fatti, la promozione di altre fonti, come quelle termiche, a prevalente tecnologia e produzione italiana e sottraggono necessari finanziamenti alla ricerca scientifica sulle rinnovabili per arrivare alla microgenerazione a vantaggio delle popolazioni e non alle grandi centrali che mantengono un regime di oligopolio.
- l’incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino a oggi la più alta del mondo. Solo per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti, la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1500 ore/anno ben al di sotto delle 2000 ore/anno ritenute utili per una produzione competitiva. Vi è quindi il rischio palese d’innumerevoli impianti già autorizzati o con pareri ambientali emessi (per quanto opinabili) che rischiano di essere realizzati per ulteriori, quanto ben poco utili, 6000 MW.
- La cronaca giudiziaria ha evidenziato inchieste per speculazioni e malaffare relative a impianti eolici su tutto il territorio nazionale e in particolare nel mezzogiorno. Le Regioni, cui spettava la facoltà d’intervenire con misure urbanistico-territoriali dopo le tardive Linee Guida nazionali in materia, del settembre 2010, sostanzialmente non hanno adottato misure importanti su questo piano, mentre la mole oceanica di progetti già presentati rivendica diritti acquisiti in ordine a qualsivoglia, eventuale approccio in tal senso.
- La speculazione avviene anche a spese del patrimonio culturale collettivo del paesaggio italiano, proprio nei siti dove esso è giunto integro fino ai nostri giorni: sui crinali appenninici, sulle colline, nei luoghi isolati di grande valore naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori o si riproducono le specie faunistiche ormai rarissime.
- In molti casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di green-economy come quella agrituristica o della valorizzazione culturale dei territori che si basa, invece, sulla conservazione e tutela della natura e del paesaggio italico, beni primari che, ci permettiamo di far notare, non potranno mai essere delocalizzati altrove, parte imprescindibile di un auspicabile rilancio della nostra economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane.
Il Presidente della Repubblica ha esplicitamente parlato, appena pochi giorni fa, di "momento di straordinaria difficoltà" e ha affermato che "siamo arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della situazione". Noi sappiamo che il Governo spagnolo, di recente, dovendo affrontare l’analoga emergenza finanziaria, ha rinunciato agli eccessi di prodigalità del proprio sistema incentivante dell’energie rinnovabili con effetti retroattivi, validi cioè anche per gli impianti già in attività. La situazione dei costi di tale sistema in Italia è attualmente ancora più grave di quella spagnola di allora: le ultime stime di fonte AEEG prevedono un esborso annuo, a regime nel 2020, tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Considerando anche gli altri oneri da sostenere (in particolare l'adeguamento della rete di distribuzione e la necessità di mantenere gli impianti tradizionali in funzione di back-up degli impianti di produzione non programmabile), stiamo parlando di una cifra abnorme, a carico degli utenti e a vantaggio di una cerchia ristretta di soggetti e società, proprio mentre attraversiamo una crisi economico-finanziaria drammatica.
Se consideriamo l’obiettivo per cui gli incentivi sono stati introdotti, ovvero l’obbligo comunitario del 20/20/20, occorre prendere atto che l'installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio 2009- 2011 procede a un ritmo ben superiore a quello previsto dal Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili ovvero 12.000 MW di eolico e 8.000 MW di fotovoltaico installati al 2020.
La decisione, assunta quest'anno dal Governo, di aumentare a ben 23.000 MW, entro il 2016 (quindi con 4 anni di anticipo sulle scadenze del 2020), la potenza installata fotovoltaica (con impianti che noi vorremmo vedere collocati esclusivamente nelle aree industriali e sopra ai tetti degli edifici recenti e non su suolo agricolo o in zone di pregio) dovrebbe ragionevolmente compensare la necessità d’installare altri impianti eolici di vertiginosa altezza, che rappresentano la nostra massima preoccupazione dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Gli impianti eolici hanno già causato danni irreparabili in molte zone del mezzogiorno e delle isole e adesso minacciano anche le zone naturalisticamente pregiate del centro-nord.
Tranne sparute eccezioni, per anni la politica si è sottratta a un’oggettiva valutazione di questa sconcertante situazione. Ora confidiamo in questo Governo e nella competenza del Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che ha affermato di recente: "Dobbiamo affrontare la tematica ... tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima utilizzazione di queste fonti e dall'altra il rispetto degli usi bilanciati del territorio." e "... nel nostro Paese abbiamo sicuramente problemi sull'eolico perché bisogna anche paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell'elettricità da eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia. Qui dobbiamo essere molto cauti e considerare, anche in questo caso, la possibilità di evoluzioni tecnologiche di energia eolica con minor impatto sul paesaggio."
Sono affermazioni che condividiamo e di cui vorremmo vedere attuato il senso nell'atteso provvedimento. Ribadiamo che non siamo contrari all’energie rinnovabili, né vogliamo penalizzarne l'uso ragionevole; ma ci opponiamo alle devastazioni che spesso le centrali producono sul paesaggio, "bene comune "che rinnovabile non è; In particolare riteniamo necessario che:
- Si attui, preventivamente, un censimento degli impianti già installati e di quelli già autorizzati su tutto il territorio nazionale.
- Nel frattempo si proceda a una moratoria, così come sollecitato anche dal Tavolo della domanda di Confindustria nella lettera al Ministero dello Sviluppo Economico dello scorso ottobre, nella quale si parlava, senza mezzi termini, di "rischi di collasso" per il sistema elettrico e della necessità di evitare "una grave debacle per il sistema elettrico ed il sistema industriale italiano".
- Sia ridotta la soglia degli certificati verdi emessi annualmente, in base a quanto previsto dall’art.148 della Legge finanziaria 2008 che prevede che "il valore di riferimento (fissato da quell’anno a 180 euro al MWh) e i coefficienti.... possono essere aggiornati, ogni tre anni, con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico..."
- L’installazione di potenziale fotovoltaico eccedente il valore obiettivo proposto all'Unione (8.000 MW, mentre siamo già a quasi 12.000 MW in esercizio) vada a detrazione della quota prevista dal PAN per l'eolico.
- Le quote di potenziale eolico da installare annualmente tramite il sistema delle aste al ribasso venga definito dal Governo nazionale, e non delegato alle Amministrazioni periferiche, più facilmente condizionabili dagli enormi interessi in gioco. In ogni caso ribadiamo l’assoluta opportunità e legittimità di tagliare gli incentivi a questa tecnologia, allocabile in aree sempre meno ventose, in ragione del nuovo apporto energetico da fotovoltaico.
Altresì, il sistema per gli impianti inferiori a 5 MW deve essere ulteriormente reso garantista poiché tale potenza è di per sé non trascurabile quando si parla d’impianti da fonte rinnovabile. Ne sia un esempio la drammatica deregolamentazione degli impianti eolici e fotovoltaici da 1MW che imperversano in Puglia e Basilicata.
- Per analoghi motivi, la definizione delle quote regionali di burden sharing prevedano anche delle quote massime per regione, oltre le quali gli incentivi pubblici non dovrebbero essere più assegnati.
- Si affronti il tema della decarbonizzazione del nostro sistema Paese,
partendo da un approccio multidisciplinare, scevro da ideologie preconcette, concertato e soprattutto basato sul maggior valore aggiunto in termini di risultato nella lotta ai gas serra.
Altura
Amici della terra
Comitato nazionale del Paesaggio
Comitato per la Bellezza
Italia Nostra
LIPU
Mountain Wilderness
Movimento Azzurro
Terra Celeste
VAS (Verdi Ambiente e Società)
Elenco comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento:
Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.
Appennino Tosco emiliano-romagnolo e aree limitrofe:
Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna (ASOER)
Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)
Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure (CISATEL)
Comitato Prato Barbieri (Bettola PC)
Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza Comitato di Sparvo (Castiglione dei Pepoli BO)
Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC, AL, GE, PV)
Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS - Minucciano LU)
Comitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre Vescovi (Verghereto FC, Casteldelci RN, Badia Tedalda AR)
Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
Comitato Monte dei Cucchi - La Faggeta (San Benedetto val di Sambro BO)
Comitato Bruscoli - La Faggeta (Firenzuola FI)
Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
Comitato per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile dell'Appennino pistoiese
Comitato Passo delle Pianazze - Case Ini (Farini PC - Bardi PR)
Maremma
Comitato GEO - Ambiente & Territorio Monterotondo Marittimo
Comitato contro il Mega progetto Poggio Malconsiglio (Riparbella Pisa)
Alpi liguri:
Comitato Pro M. Armetta, M. Dubasso (Alto CN) Comitato popolare Sciancui (Ormea CN) Comitato Mindino Libero (Garessio CN) Associazione Cuneobirding
Marche:
Comitato No Megaeolico (PU) Comitato per la difesa del monte Mezzano (Sassoferrato AN)
Associazione Sibilla Appenninica
Molise:
Comitato pro-tempore La rete contro l'eolico selvaggio e i rifiuti del Molise (136 comitati e associazioni molisane)
Tuscia:
Rete di Salvaguardia del Territorio
Associazione Alleanza per l'Ambiente - Terra e Natura
Basilicata:
Organizzazione lucana ambientalista (OLA)
Comitato Ambiente Paesaggio Sicurezza e Salute (Lavello PZ)
Città plurale Matera
giovedì 24 novembre 2011
Comunicato dei Comitati Monte Faggiola e Ariacheta

I comitati Monte Faggiola e Ariacheta, formati da cittadini dei comuni di Firenzuola e San Godenzo, per contrastare la proliferazione incontrollata degli impianti eolici industriali sui crinali appenninici
esprimono il proprio pieno apprezzamento per l'operato della Regione Toscana
e denunciano le pubbliche menzogne di Baronti, presidente di Legambiente Toscana
dopo avere appreso che nel corso alla trasmissione "Girotondo", andata in onda su TELEIRIDE il 27 ottobre (e tuttora visibile all'indirizzo internet www.teleiride.tv/video/girotondo-271011) il sindaco di Firenzuola Claudio Scarpelli e Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana, hanno aspramente e sprezzantemente criticato l'operato dei tecnici della Regione in merito alla Valutazione di Impatto Ambientale che ha espresso parere NEGATIVO sui mastodontici progetti proposti dalla società privata EDVT sui territori dei comuni di Firenzuola e San Godenzo.
Nel fervore di propagandare l'innocuità dei progetti da lui sostenuti, Baronti non ci ha risparmiato affermazioni false (per chi volesse verificare, al minuto 45.45" della trasmissione in questione): ha negato che l'impianto eolico industriale di San Godenzo sia sottoposto a vincoli, mentre viene di fatto proposto all'interno del sito di interesse comunitario "SIC Muraglione Acquacheta", facente inoltre parte della Rete Natura 2000 e qualificato dagli strumenti urbanistici comunali e dalla Regione come un'area di transito della fauna migratoria, adiacente al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi; incomberebbe altresì sulla valle dell'Acquacheta, il cui immenso valore paesaggistico è riconosciuto anche dal Comune.
I comitati ritengono pertanto doveroso informare ed allarmare la popolazione su questa campagna denigratoria condotta verso le istituzioni, confermando la propria piena fiducia nell'operato dei funzionari, del loro staff e del loro Ufficio tutto, nel cui operato riconoscono e apprezzano imparzialità, competenza, rispetto della normativa vigente di tutela.
Tanto più meritevoli risultano tali valutazioni per la limpidezza e trasparenza delle motivazioni, a contrasto con le fumose argomentazioni dei loro detrattori. In tali argomentazioni denunciamo allarmati l'espressione di forti pressioni di carattere politico e finanziario che tutti facilmente possiamo immaginare accumularsi nei meandri dei palazzi.
Cogliamo inoltre l'occasione per esprimere sentito ringraziamento da parte del territorio e di chi lo abita e vive anche alle numerose Associazioni Ambientaliste che ci hanno appoggiato in questi anni di lotta, piccoli Davide contro feroci Golia (dove la speculazione eolica può portare si è visto nel meridione), e in particolare:
- Italia Nostra tutta e in particolare Mariarita Signorini, sempre e ovunque presente
- WWF sezione regionale dell'Emilia Romagna e delle province romagnole
- Legambiente, ovvero tutte quelle sezioni locali che si sono con fermezza opposte all'inaccettabile alleanza pro-eolico industriale stipulata dei vertici
- Rete per la Resistenza sui Crinali, animata da Alberto Cuppini e Andrea Benati
- Mountain Wilderness, rete nazionale e locale
- Associazione Italiana per la Wilderness
- Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e dei Monti Falterona e Campigna
- Pro Natura, Toscana ed Emilia Romagna
- CAI, sezioni locali e direzione nazionale
- Asoer, Associazione degli ornitologi dell'Emilia Romagna
- Lipu, Lega per la protezione degli uccelli
- Coldiretti, Mugello e nazionale
- CNP, Comitato Nazionale per il Paesaggio
- Altura, Associazione Nazionale per la Tutela dei Rapaci
... per non dimenticare infine le associazioni minori e tutti i singoli cittadini del Mugello e della Romagna che hanno inteso il rischio cui è sottoposto il nostro territorio e la nostra salute, e che in questi anni hanno sostenuto le nostre iniziative...
Comitato Monte Faggiola (Firenzuola)
Comitato Ariacheta (San Godenzo)
venerdì 4 novembre 2011
Confindustria nella sua lettera al Governo del 13 ottobre scorso:
"Terna ha evidenziato ... come la dimensione raggiunta dal parco rinnovabile italiano abbia già portato il paese alla soglia del black out nazionale, quale quello occorso nel 2003."
"Evitare quella che ora ha tutta l'aria di una grave debacle per il sistema elettrico ed il sistema industriale italiano."
"Si dia corso ad una moratoria, per lo meno per i grandi impianti..."
Abbiamo scelto poche frasi, ma significative, ci sembra.